La gara per la vendita dell’ex Ilva scade alle 24 dell’8 novembre 2026, dopo più di due anni e ripetute proroghe. Il Corriere della Sera scrive che, se tutto andrà bene, l’Italia potrà contare su una mini Ilva tra tre-quattro anni, il tempo necessario per costruire un forno elettrico.
Per Taranto e per l’occupazione la fase attuale è finanziata da spesa pubblica per gli ammortizzatori sociali. Sono previste 8.622 persone in cassa tra i dipendenti diretti, cui si aggiungono altre 4.500 persone nell’indotto: in tutto 13 mila persone, in gran parte in Puglia. Nei primi sei mesi del 2026 il gruppo ha perso 3 milioni al giorno.

La gara e i soggetti
La procedura è stata elaborata dai commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli e più volte prolungata. Al primo bando, nel gennaio 2025, risposero in dieci: 7 offerte per i singoli asset e 3 per tutto il gruppo. Baku Steel uscì poi di scena per l’impossibilità di far arrivare a Taranto una nave di rigassificazione per alimentare i forni elettrici, a causa dell’opposizione locale.
A settembre 2025, al secondo bando, ci furono ancora dieci offerte: 8 per i singoli asset e 2 per l’intero gruppo, presentate dagli americani Bedrock e Flacks Group. Tra l’8 e il 9 novembre è previsto l’esito del terzo bando. Il governo potrebbe trovarsi con una o al massimo due offerte tra cui scegliere.
Cronologia
- gennaio 2025 Primo bando: dieci offerte, 7 per i singoli asset e 3 per tutto il gruppo.
- settembre 2025 Secondo bando: dieci offerte, 8 per i singoli asset e 2 per l'intero gruppo (Bedrock e Flacks Group).
- 8 novembre 2026 Scade alle 24 il termine per le offerte vincolanti; l'esito del terzo bando è previsto tra l'8 e il 9 novembre.
Il gruppo dato con maggior certezza è l’indiano Jindal Steel, che fin dall’inizio si era reso disponibile a costruire solo un forno elettrico. La sua offerta dovrebbe essere in ogni caso rivista. Il gruppo Arvedi di Cremona, unico in Italia come l’ex Ilva a produrre coils, enormi rotoli di acciaio per l’industria, è stato oggetto di voci alterne in questi mesi. Arvedi ha rilevato l’Ast di Terni da ThyssenKrupp nel 2022 e, interpellato, non conferma né smentisce l’ipotesi di un’offerta da solo.
Secondo il Corriere della Sera, per la cordata coordinata da Federacciai la possibilità che i 15 si facciano avanti insieme è remota. La ceca Ce Industries si è ritirata dalla gara, dopo una manifestazione di interesse ad agosto. Secondo gli osservatori il gruppo americano Flacks avrebbe poche possibilità di rilancio: ha chiesto al governo un prestito di almeno un miliardo in risposta alla richiesta dei commissari di ulteriori garanzie.
Forno elettrico, tempi e produzione
L’area a caldo è definitivamente spenta. Con ogni probabilità il forno elettrico sarà solo uno. Il treno nastri andrebbe alimentato interamente con bramme, grandi parallelepipedi di acciaio grezzo. Nel 2012 l’ex Ilva produceva oltre 8 milioni di tonnellate di acciaio; il piano presentato ai sindacati a fine aprile 2024 prevedeva 6 milioni di tonnellate.






