A luglio 2026 la Sapio ha inaugurato a Porto Marghera, Venezia, un impianto che produce idrogeno verde per uso industriale. È costato 20 milioni di euro, 17 dal PNRR, e per ora non ha clienti: le commesse valgono 50 tonnellate sulle 750 previste ogni anno. Lo racconta il Post in un articolo del 2 novembre 2026.
In breve
- Sapio ha inaugurato a Porto Marghera un impianto da 20 milioni di euro, 17 dei quali arrivano dal PNRR.
- Le commesse valgono 50 tonnellate sulle 750 di idrogeno previste ogni anno.
- Il PNRR ha finanziato 51 impianti con 450 milioni di euro; manca la domanda degli utilizzatori finali.
- Dal 2030 almeno il 42 per cento dell'idrogeno usato nell'industria dovrà essere verde, ma i costi restano alti.

Impianti finanziati, clienti cercasi
Il PNRR ha finanziato 51 impianti come quello di Marghera con 450 milioni di euro. L’idrogeno serve come materia prima nelle raffinerie e nella chimica, come combustibile nella siderurgia e nella ceramica, e come carburante per mezzi pesanti dove i motori elettrici non sono pratici. Solo alcuni progetti hanno già un committente: quelli in cui il cliente è lo stesso soggetto che ha costruito l’impianto. A Falconara Marittima, Opificio Idrogeno Marche ha realizzato un impianto costato oltre 60 milioni che può produrre fino a 600 tonnellate all’anno; la Renco, che l’ha costruito, dice che per ora non ci sono clienti industriali.

A Trecate, nel Novarese, Italiana Petroli produce idrogeno verde nella propria raffineria e può utilizzarlo per sostituire parte del grigio già impiegato. All’interporto di Civitavecchia CFFT ha costruito un impianto da circa 200 tonnellate all’anno, utilizzato dai mezzi che movimentano merci su ruota e rotaia. «In un interporto non puoi elettrificare», spiega Jack Czaplinski, direttore tecnico di CFFT.
Il costo del verde
Gli ingombri aerei devono essere liberi da cavi per ragioni di sicurezza, quindi sei quasi obbligato a utilizzare il diesel. L’idrogeno è un’alternativa
Jack Czaplinski, direttore tecnico di CFFT
L’idrogeno verde si ottiene per elettrolisi, con elettricità da fonti rinnovabili, e ha emissioni molto più basse del grigio, ricavato dal gas naturale, e del blu, che cattura parte della CO2. Costa però molto di più. Secondo uno studio di H2IT, l’associazione italiana della filiera, una tonnellata di idrogeno verde costa da 6 a 12mila euro in più rispetto al grigio.
Una direttiva europea recepita dall’Italia nel gennaio 2026 stabilisce che dal 2030 almeno il 42 per cento dell’idrogeno usato nell’industria sia verde. Per ora i costi sono troppo alti e gli incentivi pochi, scrive il Post: l’idrogeno verde è imposto per legge, mentre la domanda di mercato è scarsa. Un decreto ministeriale approvato a giugno prevede aste gestite dal GSE: i produttori offrono idrogeno a un prezzo agganciato al mercato e propongono un ribasso, lo Stato sceglie i più convenienti e colma la differenza.
Stazioni e decreto mancante
Le infrastrutture per usare l’idrogeno sono quasi assenti: le stazioni di rifornimento degli autobus a idrogeno sono poche. Le città in cui le aziende hanno puntato sull’idrogeno sono Bologna, Ferrara, Venezia, Bolzano e, su scala minore, Terni. I bandi per il rinnovo delle flotte hanno quasi sempre messo insieme elettrico, idrogeno e in alcuni casi metano, senza una linea specifica e senza finanziare sempre le stazioni.
A fine 2025 il governo ha destinato 590 milioni di euro al rinnovo delle flotte delle imprese di autotrasporto, ma manca il decreto che stabilisca quali mezzi sono finanziabili, quanto varrà il contributo e come richiederlo. In origine il PNRR aveva stanziato 550 milioni per la conversione nei settori ad altissime temperature, come la siderurgia: i bandi non hanno ricevuto richieste. Secondo Luigi Crema, presidente di Hydrogen Europe Research, si chiedeva alle imprese che consumano molta energia di investire quando l’offerta di idrogeno era limitata e il prezzo molto superiore a quello dei combustibili tradizionali.
«Lo Stato dovrebbe costruire e sostenere insieme produzione, infrastrutture e usi finali. Invece le politiche sono state frammentate tra ministeri diversi e su progettualità scollegate», dice Luigi Crema, presidente di Hydrogen Europe Research.






