Il 3 novembre 2026, alla Camera dei deputati, Rime, la coalizione di 42 associazioni di pedoni, ciclisti e familiari delle vittime della strada, ha chiesto ufficialmente la sospensione dell’iter di riforma del nuovo Codice della Strada. Lo schema approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre è all’esame delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato.
Cronologia
- 13 ottobre Il Consiglio dei ministri approva in via preliminare lo schema del nuovo Codice della Strada.
- 3 novembre 2026 Rime presenta alla Camera la richiesta di sospensione e tiene una conferenza stampa.
- 14 e 15 novembre Sono previste iniziative di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale.
Secondo le associazioni, la mobilità sostenibile non è messa al centro e il nuovo impianto amplia le possibilità di fruizione della sede stradale da parte dei conducenti di veicoli a motore. Per Rime, la tutela della vita, della sicurezza, della salute e dell’ambiente viene declassata da finalità primarie a interessi da bilanciare con la circolazione e con esigenze economiche.
Pedoni, ciclisti e limiti di velocità
Per i pedoni, la bozza prevede che prima di attraversare sulle strisce debbano accertarsi per legge che i veicoli si fermino. Secondo Rime, la precedenza formale è accompagnata da un esercizio più gravoso e da una tutela meno effettiva; si aggiungono divieti di attraversamento alle intersezioni. «Ma come può accertarsene un bambino, una persona anziana, ipovedente o con disabilità? Si imporrebbe per legge a chi ha minori possibilità di proteggersi di compensare il comportamento pericoloso altrui», scrive la Rete.
Per chi si sposta in bicicletta, l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza dai mezzi commerciali di grandi dimensioni viene addossato al ciclista, senza imporre ai guidatori di camion il rispetto dei distanziamenti durante i sorpassi. Negli articoli sulla distanza di almeno 1,5 metri nei sorpassi ai ciclisti compare la formula «ove possibile»; le associazioni chiedono una regola più ferrea: se non c’è spazio si aspetta. «La tutela delle persone non può dipendere dalla necessità di far passare un veicolo», scrive la Rete.
La riforma riduce inoltre gli importi delle sanzioni per i superamenti dei limiti entro i 70 km/h in città, riducendo le multe ed evitando la decurtazione dei punti sulla patente per le infrazioni minori. Gli studi internazionali confermano che le Città a 30 km/h permettono di ridurre in media del 30% i feriti gravi e le vittime. Rime chiede di tutelare e finanziare il modello nella prossima Manovra di Bilancio. La bozza introduce nuovi vincoli per i Comuni e accentra poteri in capo a Ministeri e Prefetti, subordinando i provvedimenti alle esigenze del traffico privato. Marco Granelli, assessore alle Opere Pubbliche del Comune di Milano, ha detto: «Le amministrazioni devono poter intervenire sulle velocità, proteggere gli attraversamenti, realizzare aree pedonali e governare il traffico secondo le esigenze dei territori e delle persone. Le norme nazionali devono garantire standard comuni di sicurezza, ma consentire alle singole città di adottare soluzioni efficaci, caso per caso».
Le richieste in Parlamento e gli obiettivi europei
I rappresentanti delle 42 associazioni hanno presentato la loro analisi davanti agli onorevoli Andrea Casu (IX Commissione Trasporti, Partito Democratico) e Roberto Pella (V Commissione Bilancio, Forza Italia). Nell’ultimo anno la Rete ha presentato oltre 70 proposte migliorative; ne sono state accolte soltanto due: il ripristino della precedenza per i ciclisti sugli attraversamenti dedicati e l’obbligo dei sensori anti-angolo cieco sui mezzi pesanti.
Nel giorno della conferenza stampa è emersa la notizia degli oltre 200 ciclisti morti in sinistri stradali. Per Rime il nuovo impianto rischia di essere in contrasto con gli obiettivi europei di Vision Zero, che punta a dimezzare i decessi su strada entro il 2030.
Le associazioni segnalano anche il dimezzamento del termine di notifica delle sanzioni da 90 a 45 giorni, che potrebbe portare all’annullamento di multe legittime per mancanza di risorse amministrative. Chi entrasse abusivamente più volte nella stessa ZTL o area pedonale durante una giornata riceverebbe una sola sanzione; per Rime questo riduce il potere deterrente e indebolisce la protezione dello spazio pubblico. I controlli elettronici sull’uso del cellulare alla guida resterebbero insufficienti e servirebbero più verifiche sull’eccesso di velocità.
| Prima | Ora | |
|---|---|---|
| Termine di notifica | 90 giorni | 45 giorni |
«La sicurezza non è un limite alla libertà di circolazione: è ciò che la rende possibile per tutti», ha detto la portavoce Francesca Chiodi. «Queste norme penalizzano gli utenti attivi della strada e creano disincentivi all’utilizzo della bicicletta», ha aggiunto Luigi Menna, presidente Fiab.






