L’accordo sulla vertenza Electrolux è stato firmato nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2026 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al termine di una trattativa coordinata dal ministro Adolfo Urso. L’intesa riduce gli esuberi inizialmente annunciati da 1.719 a 918 uscite volontarie in tre anni, tutte incentivate con importi fino a 95 mila euro, commisurati all’anzianità di servizio. Lo riporta il Corriere della Sera. L’accordo prevede investimenti per 100 milioni di euro nel piano industriale 2027-2029 e sarà sottoposto a referendum tra i lavoratori nei prossimi giorni.
In breve
- Accordo sugli esuberi Electrolux firmato nella notte tra il 3 e il 4 novembre al Mimit, trattativa coordinata dal ministro Adolfo Urso.
- Le uscite scendono da 1.719 a 918 in tre anni: 406 operai e 512 impiegati, tutte incentivate fino a 95 mila euro.
- Previsti 100 milioni di investimenti nel piano industriale 2027-2029; produzione in Italia da 3,6 a 3,2 milioni di pezzi.
- Cerreto d'Esi resta destinato alla chiusura (149 persone); l'intesa sarà sottoposta a referendum dei lavoratori.
I numeri dell’intesa e gli incentivi
Le 918 uscite volontarie si dividono in 406 operai e 512 impiegati. Qualora le adesioni superassero questa soglia, l’azienda si è impegnata a reintegrare personale dando precedenza a chi ha già lavorato con contratti a tempo determinato o in somministrazione, e a valutare l’utilizzo di contratti di espansione. A regime la produzione complessiva in Italia scenderà dagli attuali 3,6 milioni di pezzi a 3,2 milioni.

Gli stabilimenti: Forlì, Porcia e la chiusura di Cerreto d’Esi
Per lo stabilimento di Forlì, l’assessore Kevin Bravi ha confermato che il piano prevede 15 milioni di euro di investimenti in tre anni per rinnovare l’offerta di prodotto, evolvere i processi industriali e migliorare l’efficienza operativa. Il nuovo assetto produttivo prevedrebbe 1,283 milioni di pezzi l’anno su tredici linee: sette per forni elettrici, una per la tecnologia a gas, cinque per piani cottura. Le eccedenze scenderebbero a 194 unità, gestite con incentivi all’esodo, accompagnamenti alla pensione, ricollocazioni interne, riqualificazione e ammortizzatori sociali. Bravi ha sottolineato che i volumi sono obiettivi del piano, ancora da raggiungere, e che la vera misura del successo sarà la capacità di tutelare i 194 lavoratori coinvolti. Lo riporta ForlìToday.
Sono previsti 15 milioni di euro di investimenti in 3 anni, per rinnovare l'offerta del prodotto, evolvere i processi industriali e migliorare l'efficienza operativa
Kevin Bravi, assessore
A Porcia, vicino a Pordenone, l’impegno è a mantenere circa il 70% della produzione di lavasciuga. La Fim afferma che l’accordo scongiura la delocalizzazione in Thailandia e garantisce almeno 140.000 unità. Lo stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona), dove si producono cappe, resta destinato alla chiusura. Electrolux garantirà la continuità produttiva con ammortizzatori sociali fino all’individuazione di un investitore per la reindustrializzazione del sito, che coinvolge 149 persone.
Le reazioni dei sindacati e il referendum
Il segretario generale della Uilm Davide Sperti e il segretario Gianluca Ficco hanno auspicato che, se l’accordo sarà approvato dal voto dei lavoratori, si dovranno utilizzare le garanzie triennali ottenute per consolidare la presenza di Electrolux in Italia e per aprire con il governo un tavolo di settore sulle cause strutturali della crisi degli elettrodomestici, dal costo insostenibile dell’energia alle distorsioni delle normative europee, che oggi paradossalmente favoriscono le importazioni asiatiche.
Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis della Fim hanno evidenziato che i volumi complessivi a regime nei quattro stabilimenti salgono del 30% rispetto a quanto prospettato inizialmente dall’azienda, e che vengono mantenuti in Italia gli enti di ricerca e sviluppo e dell’industrializzazione dei nuovi prodotti.
Samuele Lodi e Barbara Tibaldi della Fiom hanno espresso soddisfazione per l’ipotesi di accordo, definendolo “un passo avanti importante nella risoluzione della vertenza”, e hanno aggiunto che il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione per favorire nuove assunzioni e il ricambio generazionale. Prima di entrare al tavolo del 3 novembre, Lodi aveva parlato di una “trattativa lunga, complicata” e della necessità di trasformare il piano di ristrutturazione in un piano di rilancio, come riporta il Corriere Romagna.
L’intesa sarà ora sottoposta al voto dei lavoratori dei siti italiani tramite referendum.







