Stefano Zanero, professore di Ingegneria informatica e Cybersecurity al Politecnico di Milano, in un’intervista a Open del 6 novembre 2026 considera molto probabile un’escalation dei cyberattacchi. L’impatto dell’intelligenza artificiale, secondo il docente, deve ancora arrivare, mentre le difese europee non sarebbero pronte.
In breve
- Zanero (Politecnico di Milano) ritiene molto probabile un’escalation dei cyberattacchi e difese europee non pronte.
- Gli attacchi recenti hanno colpito frigoriferi di supermercati, celle delle banche del sangue e traffico aereo con falsi allarmi bomba.
- Per Zanero il bersaglio principale sono i sistemi di controllo industriale (ICS/OT), spesso datati e difficili da aggiornare.
- Servono cooperazione tra pubblico e privato tramite ACN e Confindustria, monitoraggio, backup e igiene cyber quotidiana.

Negli ultimi giorni, come ricostruito dall’intervista, i frigoriferi dei supermercati sono stati riprogrammati ad alte temperature, le celle frigorifere delle banche del sangue sono state manomesse e una raffica di falsi allarmi bomba ha paralizzato il traffico aereo continentale, costringendo i caccia militari a scortare i voli civili.
Per Zanero queste azioni si distinguono dalle estorsioni ransomware e dalle incursioni contro infrastrutture militari tradizionali: presentano i tratti di una guerra ibrida, con azioni coordinate a basso costo pensate per colpire servizi civili diffusi, seminare scompiglio e minacciare la quotidianità delle persone.

L’escalation e il ruolo dell’AI
Zanero considera molto probabile un’escalation. Precisa che «molti cyberattacchi non hanno bisogno dell’intelligenza artificiale e vengono compiuti serenamente senza alcun supporto di AI». L’avvento dei nuovi modelli, spiega, permetterà «a più aggressori meno “skillati” di ottenere capacità offensive che prima erano ristrette a un’élite» e abbatterà i costi per i gruppi statali che vogliono moltiplicare «l’utilizzo di queste strategie di attacchi ibridi per fare pressione o perseguitare un punto strategico».
Il nodo dei sistemi di controllo industriale
Il bersaglio principale, secondo Zanero, sono i sistemi di controllo industriale (ICS/OT). «Hanno caratteristiche tali per cui sono sistemi tendenzialmente critici, anche se non sono i sistemi critici a cui pensiamo normalmente come elettricità, acqua o sanità: non molti di noi avrebbero pensato alla catena del freddo dei supermercati, eppure l’impatto sulla popolazione è molto elevato», afferma. Spesso gli impianti vengono installati da personale non informatico e restano in esercizio per anni o decenni. In ospedale, una macchina per le Tac comprata trent’anni fa può avere un computer di controllo con Windows XP, non più aggiornabile né mantenibile.
Difese non pronte e cooperazione
Sulla prontezza delle difese europee, Zanero risponde: «Non saprei se dire che sono pronte, non credo, temo di no: le infrastrutture industriali hanno vulnerabilità difficili da eliminare completamente». Per le imprese colpite per il servizio reso ai cittadini serve la cooperazione tra pubblico e privato: lo Stato deve intervenire tramite l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e creare sinergie con associazioni come Confindustria per aiutare le Pmi della supply chain senza budget autonomi.
Zanero critica l’invito ad «alzare il livello di difesa» diffuso con gli allarmi: «Nella sicurezza informatica non si alzano gli scudi e non si combatte all’arma bianca: o abbiamo prevenuto l’attacco inserendo difese prima, oppure c’è la risposta per risolverlo il più in fretta possibile». La prevenzione «non potrà mai essere al 100%», aggiunge, e restano decisivi il monitoraggio costante e i sistemi di backup con ripristino rapido, come ha mostrato il caso delle banche del sangue.
Per la sicurezza quotidiana, Zanero invita a una «igiene cyber, aggiornando i software per proteggere la comunità» e a valutare il trade-off: «se una funzione connessa non serve affatto, forse è meglio lasciare quel dispositivo scollegato dalla rete».
Celle frigo manomesse o allarmi bomba, osserva, hanno la finalità di creare un danno materiale e seminare scompiglio. «Da questo punto di vista, se lo scopo era fare scompiglio, hanno fatto centro», conclude.






