Secondo il Pand (Programma Nazionale di Azione per combattere la desertificazione), un piano strategico elaborato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in collaborazione con altri enti per contrastare il fenomeno della desertificazione in Italia, tra tutti gli Stati dell’Unione Europea, quello che corre il maggior rischio desertificazione è la Spagna. Un quinto del territorio rischia di trasformarsi in deserto a causa dell’agricoltura intensiva e del cambiamento climatico, che negli ultimi anni ha visto la Spagna attraversare gravi periodi di siccità e che, a febbraio 2024, ha portato il presidente della Catalogna a dichiarare lo stato di emergenza in tutta la regione. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione, il 75% del territorio spagnolo è attualmente soggetto a condizioni climatiche che potrebbero innescare il processo di desertificazione. Le aree più colpite sono quelle del Sudest e dell’Ovest del paese, soprattutto la fascia mediterranea che si estende da Malaga in Andalusia, attraversa l’importante regione agricola di Almeria e la Murcia, per poi salire verso Valencia e raggiungere infine Barcellona. Ma anche le regioni a est e ovest di Madrid, nel cuore della nazione, sono a rischio.

Non è un fenomeno che riguarda solo la Spagna, ma altre regioni dell’Europa meridionale. È questa la zona ad essere stata più colpita dalla siccità negli ultimi mesi. Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, ad essere maggiormente interessate da fenomeni siccitosi sono state la Spagna meridionale e orientale, la Francia sud-occidentale, gran parte dell’Italia, Malta, la Romania centrale, la Grecia, Balcani nord-occidentali, Cipro e la Turchia centrale. A metà marzo le condizioni di questi Paesi oscillavano tra gravi e critiche. La Commissione europea sottolinea che non tutto il continente ha sperimentato le stessa sorte. La Scandinavia, il Regno Unito, l’Irlanda, la penisola iberica interna e atlantica, gran parte della Francia, il Benelux, la Germania, la Polonia, l’Austria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, l’Ucraina, la Lituania, la Bielorussia, i Balcani centrali e la maggior parte della Turchia hanno goduto di condizioni di recupero rispetto agli ultimi due anni.







