Il polpo mangia il granchio blu: un’equazione semplice, ma la realtà dei nostri mari richiede molto di più. Il progetto Octo-blu, guidato dall’Università di Bologna, punta a schierare una vera e propria contromossa biologica lungo la costa romagnola per contenere una piaga che sta mettendo in ginocchio la pesca locale.
A metà agosto, tra le barriere sommerse di Riccione e le tane artificiali posizionate al largo di Cesenatico, verranno rilasciati circa mezzo milione di piccoli polpi. Non si tratta di una soluzione miracolosa per salvare subito cozze e vongole, ma di un supporto concreto all’interno di una strategia più ampia.
Un cacciatore formidabile nei fondali
I test condotti in laboratorio dai ricercatori mostrano un’efficienza predatoria impressionante. Un piccolo polpo è in grado di catturare e annientare in pochi secondi anche un granchio blu di mezzo chilo. L’agguato è rapidissimo: il polpo se ne sta intanato, spia la situazione con un occhio solo, allunga un braccio e avvolge la preda prima che possa reagire.
Un esemplare di due chili può arrivare a divorare ogni giorno una quantità di granchi pari al 20% del proprio peso. Se intercetta le femmine di granchio prima che prendano il largo per deporre, un solo attacco può eliminare fino a due milioni di uova future.
| Area di Rilascio | Condizione Ambientale | Ruolo del Polpo |
| Riccione e Cesenatico | Salinità stabile sopra il 30‰ | Predatore attivo su scogliere e tane artificiali |
| Delta del Po e Goro | Acqua dolce e sbalzi termici | Zona non idonea alla sopravvivenza del polpo |
Perché si parte da Riccione e Cesenatico
La scelta delle aree non è casuale. Nel Delta del Po e nella Sacca di Goro la presenza del granchio blu è massiccia, ma le acque basse e la ridotta salinità non permettono al polpo di sopravvivere. Davanti a Riccione e Cesenatico, invece, le barriere sommerse e le strutture in cemento offrono l’habitat ideale.
Il percorso scientifico prevede il trasporto delle paralarve in mare all’interno di sacchi trasparenti saturati con ossigeno puro. La percentuale di sopravvivenza in natura sarà contenuta, ma la capacità di impatto dei singoli esemplari rimasti potrà fare una differenza tangibile nell’equilibrio della fauna marina.







