Da diverso tempo in prima linea per la tutela attiva del territorio con diverse iniziative volte a promuovere pratiche virtuose di responsabilità sociale, la birra Ichnusa, storica azienda sarda, ha recentemente rilanciato la campagna “Vuoto a buon rendere”. Avviata per la prima volta nel 2018, la campagna sta ora vivendo un nuovo momento di gloria sull’onda della crescente attenzione nei confronti della sostenibilità ambientale. Protagoniste sono le bottiglie “vuoto a rendere” utilizzate dal Birrificio di Assimini e distribuite essenzialmente nel circuito Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Café). Si tratta di bottiglie riconoscibili dal tappo verde e il claim “impegno, riuso, rispetto” sull’etichetta. Sono realizzate con un vetro speciale, più spesso, che dopo il consumo ritornano al birrificio per essere riutilizzate nuovamente, fino a 100 volte e per oltre 20 anni. Col risultato che in Sardegna ora la birra più consumata fuori casa è proprio quella nel formato vuoto a rendere e a un anno e mezzo dal rilancio del formato, ogni 10 bottiglie di birra Ichnusa stappate in ristoranti, bar e pizzerie dell’isola, circa 7 risultano essere vuoto a rendere.
Il “vuoto a rendere”, secondo quanto emerge dalle stime dell’Istituto di certificazione Certiquality, è il formato più sostenibile perché permette di ridurre sostanzialmente la quantità di vetro e di tagliare di oltre un terzo le emissioni di gas a effetto serra. Senza contare che ogni bottiglia che ritorna al birrificio è una bottiglia in meno da smaltire o che potrebbe essere abbandonata per strada o in spiaggia. Il sistema del “vuoto a rendere”, inoltre, può diminuire la quantità di rifiuti del 96% per il vetro e dell’80% per la plastica. Il nuovo processo produttivo innescato dalle bottiglie riciclabili ha permesso al birrificio, che conta 97 dipendenti, di incrementare il personale del 20% e assumere 16 lavoratori a tempo indeterminato, ai quali se ne affiancano altri 30 in alta stagione.





