di Michela Dell’Amico
“Gli ultimi anni sono stati drammatici per i coltivatori di caffè”, racconta Yorick Bruins, co-fondatore della società di caffè olandese Wakuli, un’azienda che sta rivoluzionando il modo di concepire il caffè in Nord Europa. Wakuli è una start up olandese che offre caffè di alta qualità, sempre appena tostato, proveniente da tutto il mondo, e dalla sostenibilità garantita. Basato su una filosofia etica, Wakuli ha una filiera trasparente e offre all’agricoltore un giusto prezzo. Viene recapitato a casa, per ora solo nei Paesi Bassi e in Belgio, e costa 5,50 euro per 225 grammi, assolutamente in linea con la fascia alta del mercato.
La principale particolarità sembra però essere il lato gusto, perché Wakuli garantisce che la polvere recapitata a domicilio è stata macinata non più di 7 giorni prima, sempre rispettando il lavoro e i diritti umani. “Nonostante la crescente domanda, il prezzo di vendita del caffè era sottocosto negli scorsi anni – continua Bruis. In Colombia, i contadini hanno lasciato i chicchi di caffè sulle piante nel 2019, perché era più costoso raccoglierle. Succede perché, proprio come l’Arabia Saudita determina il prezzo del petrolio, il Brasile determina il prezzo del caffè, che è diminuito in modo significativo”. Bruins non vede il caffè come un prodotto sfuso, ma come un prodotto di lusso stagionale.
“Tostiamo i chicchi nei Paesi Bassi, in modo che i nostri clienti abbiano sempre caffè fresco. Collaboriamo con cooperative di tutto il mondo per poter consegnare subito dopo il raccolto”. Dopo anni di lavoro come consulente aziendale per cooperative di caffè in Africa orientale, lo spirito imprenditoriale ha preso il sopravvento su questo imprenditore visionario. “Gli agricoltori hanno tutte le carte in regola per creare valore aggiunto, ma spesso falliscono a causa della mancanza di una connessione con il mercato. Se invece riduci il più possibile la distanza tra agricoltore e consumatore, crei più rendimento”.
Wakuli basa la sua forza anche sul fatto di non essere in vendita al supermercato o nei negozi specializzati, il che fa risparmiare oltre il 40% sul prezzo. In questo modello, agli agricoltori va il 22% della resa, contro il 7% dei competitor tradizionali. L’azienda olandese riesce a pagare agli agricoltori una media di 4,20 euro al chilo, contro il prezzo medio mondiale del caffè di 1,60 euro al chilo, spesso sotto il reddito di sussistenza per molti Paesi.
Sia chiaro, c’è chi fa meglio. Il caffè MAAS – ad esempio – paga ai coltivatori 13 euro al chilo di caffè tostato e confezionato in Etiopia. Ma, appunto, con un carico di lavoro molto maggiore: la scelta di Wakuli è pagare di più ma solo il prodotto grezzo, da lavorare poi vicino casa per mantenere una migliore qualità. “Dieci giorni dopo la tostatura, il caffè è al suo meglio e poi ha ancora bisogno di essere trasportato. Non puoi farlo con la spedizione e il volo non è un’opzione per noi, visto l’alto costo ambientale”.
Di recente, Wakuli vende anche caffè in tazzine in materiale compostabile. Le coppe sono ricavate dai residui della produzione dello zucchero di canna e rese ermetiche mediante uno speciale procedimento. Devono essere utilizzati entro sei mesi per preservare il gusto del caffè. “Le tazzine in materiale compostabile fanno meno bene al gusto, al portafoglio e all’ambiente, ma per questo possiamo solo fare un appello ai consumatori”. Come dire, le imprese possono fare la loro parte, e migliorarsi tantissimo in tutti e tre i criteri ESG – environmental, social, governance – ma la svolta finale la può dare solo la domanda dei consumatori per evitare, in questo caso, il ricorso all’usa e getta, anche se compostabile.





