di Maria Marcellino
Al largo del molo polisettoriale nelle acque di Taranto, è stata completata l’installazione della prima delle 10 turbe di Beleolico, il primo parco eolico offshore in Italia e nell’intero Mediterraneo. Lo rende noto Renexia, la società del Gruppo Toto attiva in Italia e negli Stati Uniti nelle energie rinnovabili, che sta realizzando il progetto.
“L’operazione appena conclusa – afferma la società, riferendosi al completato posizionamento di tutte le componenti del primo aerogeneratore, – rappresenta il primo passo del nostro Paese in un articolato percorso di transizione energetica, verso gli sfidanti obiettivi del nuovo Piano nazionale energetico (Pniec) che prevedono per l’Italia 114 gigawatt di energia da fonti rinnovabili al 2030”. Per Renexia, “la città di Taranto diviene così il centro di partenza dell’energia del futuro, pulita e sostenibile, grazie al vento e al mare”.
La società spiega inoltre che “l’eolico offshore rappresenta una tecnologia innovativa che rispetta l’ambiente perché non consuma suolo ma punta a sfruttare la maggiore forza del vento che il posizionamento in mare garantisce, rispetto a un impianto di terra. Si tratta quindi di una vera alternativa alle centrali clima alteranti, per la produzione di energia pulita e contribuire così alla riduzione delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica nel rispetto delle direttive dall’Europa”.
Dieci turbine, una capacità complessiva di 30 megawatt: Beleolico sarà in grado di assicurare una produzione di oltre 58 mila megawatt/ora, pari al fabbisogno annuo di 60mila residenti. In termini ambientali questo significa che, nell’arco dei 25 anni di vita prevista, consentirà un risparmio di circa 730mila tonnellate di anidride carbonica.
“Beleolico è un impianto – spiega Riccardo Toto, direttore generale di Renexia – che consentirà la produzione di energia pulita con una tecnologia, quella dell’eolico offshore, che di fatto riduce tutti i tradizionali elementi di inquinamento. Nel periodo di durata della concessione di Beleolico, 25 anni, in cui saremo a Taranto, vogliamo avviare un percorso per diventare parte di questa città che ci sta ospitando, a cui siamo grati e a cui forniremo energia”.
“Ci stiamo impegnando – prosegue Toto – per creare una filiera industriale intorno al parco, per valorizzare le risorse imprenditoriali e professionali già presenti nell’area e far nascere una filiera italiana per la realizzazione e gestione di parchi eolici offshore, per far diventare così Taranto il punto di riferimento di questo settore”.
E così la Puglia si conferma uno degli avamposti per i parchi eolici mari.
Tuttavia, se a Taranto i lavori procedono con successo, poco più in là, nel Salento fatica a partire il parco galleggiante di Odra Energia, voluto dall’unione fra Falck Renewables, attiva nella realtà industriale ed energetica italiana e BlueFloat Energy, che ha esperienza nella tecnologia dell’eolico marino galleggiante.
Nonostante la necessaria transizione ecologica e nonostante l’annuncio della società di posizionare le pale eoliche a una distanza minima di 12,8 chilometri, aumentata del 30% rispetto a quanto previsto inizialmente, il progetto attende a partire a causa delle rimostranze dei residenti, che di pale eoliche nell’Adriatico non vogliono saperne. Quello del progetto Odra è un esempio emblematico delle difficoltà di realizzazione che troppo spesso i progetti volti a implementare le energie rinnovabili si trovano ad affrontare sul territorio italiano. Difficoltà che Legambiente ha approfondito nel suo dossier “Scacco Matto alle rinnovabili. Tutta la burocrazia che blocca lo sviluppo delle rinnovabili favorendo gas e finte soluzioni”.





