di Maria Marcellino
Che le microplastiche sono ovunque, perfino nei nostri alimenti, è ormai noto da diversi anni. Nel 2019 aveva fatto scalpore lo studio condotto dai ricercatori della Newcastle University in Australia, secondo il quale ogni settimana ne ingeriamo una quantità pari al peso di una carta di credito.
Ma ora una ricerca proveniente dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, Paesi Bassi, ha fatto una scoperta inedita, rilevando per la prima volta la presenza di microplastiche nel sangue umano.
I risultati, pubblicati sulla rivista Environment International, sono stati ottenuti dal gruppo di lavoro guidato alla ecotossicologa Heather Leslie e dalla chimica Marja Lamoree, nell’ambito del progetto Immunoplast.
Il team ha messo a punto un nuovo metodo analitico, per stabilire la presenza di cinque diversi polimeri nel circolo sanguigno.
In tre quarti dei 22 campioni analizzati, provenienti da donatori anonimi, sono state cercate le tracce dei cinque polimeri, ossia le molecole di cui è costituita la plastica, e per ciascuno di essi sono stati misurati i livelli presenti nel sangue.
Nel dettaglio la concentrazione complessiva di microparticelle nei 22 donatori è stata in media di 1,6 µg/ml. Una quantità, spiegano gli scienziati, paragonabile a un cucchiaino di plastica in 1.000 litri di acqua. I polimeri più diffusi nei campioni di sangue sono stati il PET, polietilene e polimeri di stirene, seguiti dal poli(metil metacrilato).
È risultato molto comune anche il polistirene utilizzato negli imballaggi, seguito dal polimetilmetacrilato, noto anche come plexiglass.Adesso, osservano le ricercatrici, resta da capire se e con quale facilità le particelle di plastica possono passare dal flusso sanguigno agli organi. “Si tratta dei primi dati di questo tipo e ora, ha detto Lamoree, se ne dovranno raccogliere altri per capire quanto le microplastiche siano presenti nel corpo umano e quanto possano essere pericolose. Grazie ai nuovi dati sarà possibile stabilire se l’esposizione alle microplastiche costituisca una minaccia per la salute pubblica”.





