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Passaggio di testimone: Edward Mukiibi è il nuovo presidente di Slow Food

Redazione TheMapReport di Redazione TheMapReport
Luglio 19, 2022
in Ambiente
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di Maria Marcellino

Classe 1986, ugandese, agronomo, educatore e imprenditore sociale: si chiama Edward Mukibi ed è il nuovo volto di Slow Food, l’associazione internazionale che lavora per tutelare la biodiversità e migliorare la consapevolezza sul sistema che regola la produzione alimentare.
Ad annunciare il cambio di guardia è stato lo stesso Carlo Petrini, fondatore e storico presidente dell’associazione, nel corso dell’ottavo Congresso Internazionale di Slow Food, organizzato a Pollenzo il 16 luglio. “Abbiamo bisogno di una governance che lasci spazio alle nuove generazioni, dobbiamo avere la capacità di coniugare il nuovo con la storia, di avere coscienza che il percorso fatto fino a oggi ha permesso il conseguimento di obiettivi che sembravano irraggiungibili, permettendoci di essere ciò che siamo”, ha dichiarato Petrini. “Il mondo di oggi è però profondamente diverso da quello degli inizi del nostro movimento: c’è quindi bisogno di farci affiancare e indirizzare dalla creatività e dall’intuizione di soggetti nuovi capaci di interpretare il presente, per poi delineare la traiettoria che consentirà il raggiungimento di traguardi futuri”.

Un’associazione diversa con sfide nuove quella che Petrini lascia in mano al nuovo fondatore, nato lo stesso anno di Slow Food, nel 1986, quando in opposizione all’apertura del primo Mc Donald’s a Roma prendeva forma il “Movimento per la tutela e il diritto al piacere”, contro la cultura dei fast-food e della “Fast-Life”, che in quegli anni andavano diffondendosi a a macchia d’olio, come recita il manifesto dell’associazione: “La velocità è diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la “Fast-Life”, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei “Fast-Food”. Ma l’uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocità che può ridurlo ad una specie in via d’estinzione”.
Si capisce come già allora il movimento avesse colto i pericoli di una produzione alimentare intensiva e inquinante, i cui effetti sul clima oggi sono sotto molto più evidenti.

Nel suo discorso di congedo Petrini ha parlato della urgente necessità di ripensare il sistema alimentare, della crisi del grano causato dalla guerra e delle sfide che dovrà affrontare Slow Food, di cui Mukiibi si è dimostrato più che consapevole: “È il momento giusto per ricostruire, rafforzare e rinnovare. Anche le più piccole azioni messe in campo dalle nostre comunità sono portatrici di una speranza concreta e generano un impatto positivo sulle nostre vite, perché siamo una famiglia globale: ciò che riguarda uno di noi riguarda tutti, indipendentemente dalle differenze geografiche, sociali e culturali”, ha sottolineato Mukiibi. “Come Slow Food, è importante essere coscienti del fatto che una piccola azione intrapresa a livello locale può avere un impatto enorme altrove. Vorrei esortare ciascuno di noi a lavorare con lo stesso spirito di resilienza dimostrato durante la pandemia, con lo stesso senso di appartenenza e solidarietà, al fine di coinvolgere sempre più persone nelle nostre attività. Lo scopo rimane lo stesso: dar vita a un sistema alimentare che garantisca cibo buono, pulito e giusto a tutti. È questo il nostro ruolo comune, abbracciamolo con convinzione”.
Mukiibi, come si legge sul sito di Slow Food, è nato nella zona di Kisoga, a una quarantina di chilometri di distanza dalla capitale dell’Uganda, Kampala, sulle sponde settentrionali del Lago Vittoria, da una famiglia che aveva come principale mezzo di sostentamento proprio l’agricoltura. Fin da ragazzino amava andare nell’orto con i suoi genitori, che gli hanno trasmesso il valore della terra e dei frutti che è in grado di produrre. A scuola si è invece dovuto scontrare con una concezione del lavoro agricolo diverso, un’attività da far fare agli studenti come punizione, non come un insegnamento. Crescendo ha sempre pensato che avrebbe voluto lavorare per cambiare questa prospettiva.

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La redazione del quotidiano italiano TheMapReport è attiva dal 2019 e opera nel rispetto dei principi di veridicità, accuratezza, indipendenza e responsabilità sociale. TheMapReport si avvale di diversi giornalisti interni e di numerosi collaboratori esterni.

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