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Grand Prix Startup: Milano premia gli “unicorni” dell’innovazione e della sostenibilità

Redazione TheMapReport di Redazione TheMapReport
Dicembre 5, 2022
in Ambiente
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di Laura Damiola e Jean- Pierre Pustienne

Lo scorso 2 Dicembre, al Palazzo Mezzanotte della Borsa di Milano si è svolta la prima edizione del Grand Prix Startup, un evento della Camera di Commercio italo-francese, con un obiettivo: fare di Milano una capitale internazionale dell’innovazione al servizio della sostenibilità, come dichiarato dal suo ideatore, il francese Denis Delespaul, presidente di una Camera di Commercio nata nel 1885 in Italia. Un’ambizione che il podio di questo Gran Premio ha rispecchiato a suo modo.

La premiazione della startup francese Nèolithe

Tra le tre startup premiate, il riconoscimento più alto è andato all’azienda francese Néolithe (creata nel 2019), che trasforma e recupera i nostri rifiuti in materiali destinati al settore dell’edilizia e dei lavori pubblici, riducendo nel contempo del 5% le emissioni globali di CO2. Al secondo posto si è invece classificata l’italiana Evogy (nata nel 2018 e con sede a Seriate), che intende offrire alle piccole e medie imprese, a basso costo e via Internet, servizi di ingegneria all’avanguardia, basati sull’intelligenza artificiale. Lo scopo è di migliorare l’efficienza energetica per il massimo beneficio delle aziende e anche del clima, quindi un’opportunità per tutti. Terzo posto, infine, a un’altra impresa italiana, Aquaseek (2018-19, Politecnico di Torino), che propone un dispositivo che estrae le molecole di H2O presenti nell’atmosfera per distribuire acqua potabile dove manca. Tutti sappiamo che sulla Terra, ci sono quasi 800 milioni di esseri umani – cioè uno su dieci – che sono parzialmente o totalmente privati ​​della prima delle risorse vitali, e probabilmente in futuro saranno 4 miliardi.
Sono queste, in sintesi e nell’ordine, le tre idee innovative e sostenibili, tradotte in brevetti e startup, ovvero nuove imprese, che sono state premiate, alla Borsa di Milano, in occasione del premio nato su iniziativa della Camera di Commercio Italo-Francese e con il patrocinio del Comune di Milano, alla presenza del sindaco Giuseppe Sala e dell’Ambasciatore di Francia in Italia Christian Masset.

Nell’albo d’oro degli “unicorni”, startup, o meglio “giovani germogli imprenditoriali”, valutate almeno un miliardo di dollari prima di essere quotate in Borsa, la Francia era a fine agosto 2022 al terzo posto (23 unicorni), davanti al Regno Unito (46 unicorni attivi) e alla Germania (29). Seguono Svezia (8), Paesi Bassi (7), Svizzera e Irlanda (6 unicorni) e infine Spagna (4) e Belgio (3). L’ Italia non appare sulla mappa. Come mai ?
Grazie a un vero e proprio boom di creazioni di startup (+500%), registrato alla fine della Pandemia, l’Italia sembra essere entrata in una spirale positiva con ormai più di 14.000 startup e, a fine 2022, una valutazione complessiva che raggiunge due miliardi di euro. Da sapere che dall’estero arriva però una parte non trascurabile (20%) del denaro scommesso su queste neoimprese italiane. “Questa è una buona notizia. La ciliegina sulla torta sarebbe una partecipazione più intensa da parte del Corporate Venture Capital. Una percentuale inferiore al 10% degli investimenti complessivi conferma la difficoltà delle aziende a considerare le startup italiane un buon investimento”, ha spiegato Enrico Deluchi, responsabile di PoliHub, il giovane incubatore di imprese del Politecnico di Milano, che è stato fra gli ospiti del Grand Prix. “E anche quando si parla di collaborazione tra aziende e startup osserviamo che spesso le aziende straniere sono più dinamiche rispetto a quelle italiane: sono numerosi, infatti, i casi in cui le nostre startup riescono a reclutare i loro primi clienti in Germania e non in Italia. Ma guardiamo di questo l’aspetto positivo”, aggiunge Deluchi, “Capitali stranieri e l’interesse di aziende internazionali sono ingredienti necessari se si ha l’ambizione di diventare unicorni”.
L’ecosistema delle startup è particolarmente vivace e attivo in Lombardia e soprattutto a Milano rispetto alle altre 19 regioni italiane. Oltre a un tessuto economico variegato e creativo, che va dal design all’industria, Milano conta tanti studenti e futuri laureati quanto Parigi (200.000), un formidabile “serbatoio di futuro” in termini di materia grigia. Oltre al già citato PoliHub del Politecnico, un altro importante incubatore è quello dell’Università Bocconi (B4i). Il suo direttore, Nico Valenti Gatto, è stato uno dei componenti della giuria del Grand Prix presieduta dall’AD del CCI , Cecile Bourland.
Guardando al futuro, la visione intelligente di Enrico Deluchi sulla natura stessa delle startup apre nuove prospettive. Perché, ci dice il responsabile di PoliHub, c’è startup e startup: “Dobbiamo distinguere tra quelle che sono progettate per realizzare profitti immediati agli azionisti, interessati dunque solo a creare bolle speculative, e le startup che cambieranno il mondo di domani grazie all’alta tecnologia, come il transistor, la radioattività o Internet l’hanno cambiato ieri. Da qui la metafora che mi piace molto, quella delle ‘lattughe e degli ulivi’: per le prime si semina a maggio e si raccoglie qualche settimana dopo per poi seminare di nuovo, per le seconde bisogna coltivarle per anni, ma ti danno frutti per secoli, millenni. Lo stesso vale per le startup. Alcune, chiamate ‘digitali’ (e-commerce, FinTech, eccetera), possono essere paragonate alle insalate. Le altre, basate su solide e alte tecnologie, sono gli alberi di olivo che piantiamo oggi. Quindi, ripeto agli investitori: che senso ha scommettere su insalate che crescono da tutte le direzioni? Di fronte al rischio climatico all’ordine del giorno, di fronte alle formidabili sfide del mondo che verrà, dobbiamo tornare ai fondamenti dell’economia. Il parametro non può più essere solo il profitto per gli azionisti. In termini di tecnologia pura, noi europei siamo intrappolati tra due giganti, quello cinese e quello americano. Non abbiamo altra scelta che collaborare. Al Politecnico di Milano abbiamo creato, insieme ad altri grandi poli universitari europei, la Deep Tech Alliance. Non è ancora l’Europa delle startup, ma un acceleratore europeo che mira a coinvolgere sempre più investitori”.
Per Enrico Deluchi, l’innovazione non è inventare o creare. “La creatività italiana”, dice, “ha il suo posto nel design e nella moda. L’innovazione è un’altra cosa. L’innovazione è un’idea nuova che trova spazio su un mercato economico e verrà finanziata. In questo campo, gli italiani dimostrano e hanno sempre dimostrato la loro competenza”.

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