L’intelligenza artificiale cambierà il volto del lavoro a livello globale in modi che oggi non riusciamo a immaginare. Le preoccupazioni che si addensano all’orizzonte sono tantissime.
We Must Act Now è l’appello pubblicato dall’Università di Stanford per fermarsi e capire in che direzione stiamo andando.
Che cos’è l’appello We Must Act Now?
Si tratta di un documento insolitamente breve e senza fronzoli. Spiccano, invece, i nomi dei firmatari.
Sono presenti oltre 2.000 firme in questo momento che è possibile vedere su www.wemustactnow.ai.
Ci sono scienziati pionieri dell’IA come Yoshua Bengio, c’è l’ex CEO di Google Eric Schmidt, ci sono i vertici operativi e di ricerca di OpenAI, Anthropic e Google, e 16 premi Nobel per l’Economia.
Joseph Stiglitz, Daron Acemoglu, Simon Johnson, Paul Krugman e Ben Bernanke, nonostante vecchie divergenze, concordano oggi sull’importanza di governare il tema dell’IA e di come impatterà sul mondo del lavoro.
Che cosa fa paura
Fanno paura innanzitutto i numeri: entro il 2030 spariranno 92 milioni di posti di lavoro.
Le aziende lo sanno e si stanno preparando a sostituire la forza lavoro con l’IA ovunque sia possibile.
Sta già accadendo. Ma, se possibile, spaventa di più un’altra cosa.
Nel passato più volte la tecnologia ha prodotto fortissimi cambiamenti nel mercato del lavoro, ma adesso è diverso.
Durante la rivoluzione industriale le macchine hanno sostituito i muscoli dell’uomo, adesso stanno sostituendo la mente. Questo è un cambiamento strutturale. L’intelligenza artificiale non automatizza la base della piramide produttiva, ma si muove trasversalmente sui settori ad alto valore aggiunto.
Cosa devono fare le autorità
Cosa chiedono, dunque, i firmatari di Stanford quando invocano la creazione di “incentivi, tutele e istituzioni”? Chiedono di governare la tecnologia e di non lasciarla alle sole regole del mercato che sono quelle di massimizzare il profitto e di schiacciare il lavoro.
Il lavoro non finirà, ma ci sarà uno scollamento sociale e generazionale enorme. I nuovi lavori non riusciranno a rimpiazzare i vecchi alla stessa velocità.
Un impiegato di banca di 50 anni il cui ruolo viene automatizzato non si trasformerà magicamente in un programmatore di reti neurali il giorno successivo.
Ecco perché bisogna ridisegnare modelli educativi, fiscali e welfare. L’appello “We Must Act Now” non è un manifesto contro il progresso, ma un richiamo alla responsabilità: bisogna pensare oggi a quello che sta per succedere domani.







