La Guardia di finanza di Trento, con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), ha sequestrato 60mila bottiglie di vino nella Cantina Mezzacorona. L’operazione del Nucleo di polizia economico-finanziaria, coordinato dal pm Davide Ognibene, è avvenuta giovedì 5 novembre 2026 e contesta etichette irregolari e acqua nelle vasche. Lo riferisce il Corriere del Trentino.
Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio e messa in vendita di vini con segni mendaci. Indagati il direttore generale Francesco Giovannini, il direttore delle vendite dell’epoca e l’allora capo enologo, oltre alla società per responsabilità amministrativa. Si ipotizza una frode di oltre un milione di euro.
I finanzieri hanno perquisito locali, uffici e computer, acquisendo materiale informatico e fatture. Le verifiche erano partite nell’autunno 2025. In tre vasche su quattro o cinque esaminate è stata trovata acqua di vegetazione, in violazione della normativa che vieta anche la detenzione. L’acqua sarebbe stata impiegata attraverso l’osmosi inversa senza comunicazione al registro telematico Sian (Sistema informatico agricolo nazionale), obbligatoria. Per la violazione amministrativa la cantina ha pagato una sanzione di qualche migliaia di euro.
Le analisi presso laboratori specializzati a Catania e in Veneto hanno evidenziato discrepanze tra origine geografica e annata dichiarate in etichetta e quelle effettive. A settembre 2026 sono arrivati gli esiti e sono partiti ulteriori approfondimenti.
Cronologia
- ottobre 2025 Avvio delle verifiche della Guardia di finanza e dell’Icqrf sulla filiera agroalimentare e sul Made in Italy.
- settembre 2026 Gli esiti delle analisi di laboratorio evidenziano discrepanze tra origine geografica e annata dichiarate in etichetta e quelle effettive.
- 5 novembre 2026 Perquisizione della cantina e sequestro di 60mila bottiglie di vino.
Le etichette contestate
L’ipotesi al vaglio degli inquirenti, riporta Open, è che partite di vino prodotte fuori dal territorio siano state imbottigliate e vendute con certificazione Igt come vino trentino. In particolare, sarebbero stati venduti come Igt 2025 vini ottenuti da uve non trentine e di un’annata diversa da quella indicata in etichetta. Le bottiglie venivano vendute a 12-13 euro.
Secondo chi indaga, le etichette difformi avrebbero garantito una riduzione dei costi, con vini di qualità inferiore e maggiori guadagni. Sarebbero state immesse sul mercato 115mila bottiglie con etichette false, mentre altre 60mila sono state sequestrate. Il totale sotto esame è di 175mila bottiglie, per un valore stimato di almeno un milione di euro, come riferisce l’Adige.
| Voce | Quantità |
|---|---|
| Immesse sul mercato | 115mila |
| Sequestrate | 60mila |
| Totale sotto esame | 175mila |
La difesa: «Chiariremo tutto»
Il Gruppo Mezzacorona respinge le contestazioni e si dichiara estraneo a qualsiasi pratica non ammessa. «Chiariremo tutto, estranei a qualsiasi pratica non ammessa», afferma la cantina. Il professor Vittorio Manes, difensore dei tre indagati, parla di «un quantitativo in percentuale esiguo» e di «una partita molto circoscritta».
Manes spiega che l’azienda ha già avviato le verifiche e annuncia accertamenti tecnici. Manes aggiunge che, se c’è stato qualche disallineamento occasionale, i tecnici lo verificheranno e poi porteranno le proprie valutazioni giuridiche nelle sedi opportune. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida definisce l’operazione «un’attività fondamentale per tutelare i cittadini, garantire la correttezza del mercato e salvaguardare le imprese che operano nel rispetto delle regole». L’indagine è in corso e le contestazioni sono da verificare, per le quali vale la presunzione di innocenza.
L’azienda – chiarisce – ha già avviato le verifiche, verranno effettuati accertamenti tecnici, e verranno fatte delle valutazioni per capire come mai ci siano queste difformità in quella partita, ma già fin d’ora possiamo dire che siamo fiduciosi e convinti di poter chiarire tutto
Vittorio Manes, professore e difensore dei tre indagati







