La legge di bilancio 2027, presentata dal governo di Giorgia Meloni e ultima finanziaria prima delle elezioni, modifica le regole fiscali sul Superbonus 110% e riscrive i patti già assunti, secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano. L’articolo 37 del disegno di legge interviene sulle quote dei crediti del Superbonus 2023 che avrebbero dovuto essere utilizzate in compensazione nel 2027.
Come cambia la rateizzazione
La massa complessiva di queste quote è valutata dalla relazione tecnica del ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, in una forbice compresa tra 18 e 20,5 miliardi. La bozza prevede la compensazione fiscale dovuta per il 2027 da uno ai prossimi 10 anni su un monte crediti annuale stimato in 18 miliardi. Nel 2027 tramite modello F24 saranno compensati circa 2 miliardi, mentre i restanti 18,5 miliardi vengono differiti nei nove anni successivi, estendendo il recupero fiscale fino al 2036.

La reazione di Abi e Fabi
Il comitato di presidenza dell’Associazione bancaria italiana ha assunto una posizione particolarmente dura e allarmata. Secondo l’Abi, applicando le regole dell’Autorità bancaria europea relative alle definizioni di default, la manovra può essere considerata una ristrutturazione del debito. La rateizzazione decennale non concordata comporta una netta svalutazione del credito, dovuta all’inflazione dei prossimi anni e a quella già subita dal 2023, oltre alla perdita degli interessi. L’impatto supera ampiamente la soglia dell’1% del valore attuale netto del credito ammesso come limite massimo. Per l’Abi questa valutazione può impattare sullo Stato italiano; sono in corso valutazioni della Banca d’Italia e altre sono previste dalla Banca centrale europea, con implicazioni per i bilanci delle banche italiane che detengono ingenti portafogli di titoli di Stato.
Un’analisi della Fabi elaborata nel 2024 sui bilanci 2023 stima il magazzino fiscale totale delle banche per i bonus edilizi a 49,8 miliardi, con una quota annuale su 6 anni di 8,3 miliardi e una quota mensile di 692 milioni. I crediti fiscali stimati dalla Fabi erano così distribuiti:
- Intesa Sanpaolo: 20,1 miliardi, quota annuale di 3,4 miliardi
- UniCredit: 5,7 miliardi, quota annuale di 950 milioni
- Bper Banca: 4,5 miliardi, quota annuale di 750 milioni
- Banco Bpm: 2,9 miliardi, quota annuale di 483 milioni
- Mps: 1,6 miliardi, quota annuale di 267 milioni
- Altri gruppi bancari: 15 miliardi, quota annuale di 2,5 miliardi
| Banca | Crediti fiscali | Quota annuale |
|---|---|---|
| Intesa Sanpaolo | 20,1 miliardi | 3,4 miliardi |
| UniCredit | 5,7 miliardi | 950 milioni |
| Bper Banca | 4,5 miliardi | 750 milioni |
| Banco Bpm | 2,9 miliardi | 483 milioni |
| Mps | 1,6 miliardi | 267 milioni |
| Altri gruppi bancari | 15 miliardi | 2,5 miliardi |
L’anno prossimo Intesa Sanpaolo potrebbe operare solo su 340 milioni invece di 3,4 miliardi, UniCredit su 95 milioni invece di 950 milioni, Bper su 75 milioni invece di 750 milioni, Banco Bpm su 48,3 milioni e Mps su 26,7 milioni.
Crediti incagliati, imprese e precedenti
La misura penalizza anche le imprese edilizie che avevano ancora nel proprio cassetto fiscale i crediti derivanti dallo sconto in fattura praticato ai committenti. Un’impresa di costruzioni che nel 2023 avesse maturato 1 milione di crediti fiscali passerebbe da una programmazione iniziale in quattro rate eguali da 250mila euro di compensazione prevista per l’anno prossimo a una quota compensabile di 25mila euro; i restanti 225mila euro sarebbero dilazionati in nove rate fino al 2036.
I dati ufficiali di Mef, Agenzia delle Entrate e Servizio studi della Camera indicano il totale dei crediti fiscali creati da Superbonus e altri bonus edilizi in quasi 230 miliardi, di cui oltre 160 miliardi dal solo Superbonus 110%. I crediti acquistati da banche e intermediari finanziari sono stimati tra 35 e 51 miliardi, pari a circa il 46% del totale dei crediti edilizi ceduti; oltre 51 miliardi sono a carico dell’Amministrazione finanziaria. I crediti nei cassetti fiscali delle imprese edili ammontano a 20-24 miliardi, tra il 18% e il 20% del totale generato, e molti sono bloccati per la saturazione della capienza fiscale delle aziende.
La soglia delle restrizioni alle compensazioni F24 per ruoli erariali scaduti, fissata a 10mila euro dal DL 39/2024 e alzata quest’anno a 50mila, per il 2027 viene ridotta a 30mila euro. Lo stop alle compensazioni con i contributi Inps e Inail era stato inserito nel disegno di legge di Bilancio 2026 e poi cancellato dal Senato a fine 2025. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 17 del 2026, ha esteso le garanzie per le imprese nelle verifiche ai general contractor del settore delle costruzioni.
Cronologia
- 11 novembre 2021 Il governo Draghi vara il DL n. 157, Decreto Antifrodi; entra in vigore il 12 novembre.
- 2024 Nel DL 39/2024 la soglia per le restrizioni alle compensazioni F24 per ruoli erariali scaduti è fissata a 10mila euro.
- Fine 2025 Il Senato cancella lo stop alle compensazioni fiscali con contributi Inps e Inail inserito nel disegno di legge di Bilancio 2026.
- 2026 L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 17, estende le garanzie nelle verifiche ai general contractor del settore delle costruzioni.
- 2027 La legge di bilancio 2027 dilaziona fino al 2036 i crediti Superbonus 2023 e riduce a 30mila euro la soglia delle restrizioni alle compensazioni F24.







