Il nome è tutto un programma. Rifò, azienda di Prato, ha scelto di chiamarsi così ispirandosi al verbo “rifare”, in versione toscana. Il progetto che sta alla base dell’impresa è proprio quello di costituire un brand di moda sostenibile, i cui prodotti siano realizzati “rifacendo” vecchi indumenti. Nata nel 2018, l’azienda ha partecipato per la prima volta al Pitti Immagine Uomo e Who’s Next Parigi già nel gennaio 2019. Altra tappa importante di questa azienda che coniuga fashion e responsabilità è il marzo 2019, quando viene lanciato il primo maglioncino rigenerato da jeans, 100% italiano.
La previsione di fatturato di quest’anno è 250 mila euro, cifra, in assoluto, modesta, ma comunque pari a tre volte quella del 2018. Ideatore di Rifò è Niccolò Cipriani, che ha trovato ispirazione in un suo viaggio in Vietnam. L’imprenditore vedeva, per le strade di Hanoi, negozi chiamati “Made in Vietnam” che proponevano capi di abbigliamento prodotti nel paese indocinese, esportati in Occidente, invenduti in Europa e rispediti in Vietnam.
Preso atto che nell’industria tessile si produca più di quanto venga consumato, Cipriani ha deciso di rilanciare l’antica tradizione pratese dei cenciaioli, rigeneratori di tessuti. Ultima novità e fiore all’occhiello del brand pratese sono i maglioni in cashmere ecosostenibili, che riducono rispetto un capo nuovo, l’uso dell’acqua del 90%, quello dell’energia del 77%, i prodotti chimici del 90% e le emissioni di CO2 del 95%. Ma a rendere orgoglioso il team di Rifò è la riduzione del 100% dell’uso di coloranti. I nuovi filati, infatti, non sono ritinti e mantengono la colorazione dei vecchi tessuti.





