di Nestar Tosini
Il settore dell’arredamento è uno dei comparti fondamentali dell’economia italiana, tuttavia il design made in Italy non ha vissuto il radicale cambiamento protagonista dell’ultimo ventennio. Internet infatti ha enormemente cambiato le nostre vite ed insieme a queste anche il modo in cui ci approcciamo all’acquisto dei beni. La globalizzazione ha influito moltissimo sulle strutture aziendali, dal dislocamento delle sezioni produttive in mercati come quello cinese alla nascita di gruppi come LVMH, leader nel settore del lusso. Il settore dell’arredamento, invece, non ha visto questo grande cambiamento e ad oggi è ancora caratterizzato da aziende produttrici e negozi a conduzione familiare. Questo se da una parte permette che il know-how rimanga all’interno di una stretta cerchia di persone, dall’altro può rallentare il processo di innovazione. Di questo ne abbiamo voluto parlarne con Arim Colombo, interior designer di Arredamenti Colombo & C sas azienda leader nel settore dell’arredamento dal 1925. Il Gruppo, con sede principale a Cannobio (VB), opera in maniera consolidata in tutto il territorio della Confederazione Elvetica. Considerato uno tra i più interessanti giovani interior designer del mercato italiano, dopo la laurea magistrale al politecnico di Milano, Colombo ha approfondito le sue competenze con svariate esperienze in ambito internazionale.
Oggi rappresenta la quarta generazione di Arredamenti Colombo, l’azienda di famiglia nella quale attualmente lavora.
Perché secondo te nel settore dell’arredamento è così radicata l’azienda familiare e quali potrebbero essere i suoi limiti?
Colombo: «Nell’immaginario collettivo italiano, l’idea di portare avanti l’azienda di famiglia è sempre stata vista come una fortuna ed un’occasione da non sprecare, ancor di più secondo me in un settore come quello dell’arredamento. Uno dei motivi è in primo luogo la mancanza di figure preparate a tutto tondo per un lavoro come quello dell’arredatore. Non basta infatti essere un designer di interni o un buon commerciante per riuscire ad aprire un negozio d’arredamento. Bisogna essere tutto questo e molto di più. Servono infatti conoscenze legate sia alla vendita che alla progettazione, ma anche di contabilità e di montaggio. Soprattutto quest’ultima è una conoscenza che viene tramandata da padre in figlio e difficilmente riesce ad uscire da queste piccole cerchie familiari, infatti ad oggi è molto raro trovare operai che sappiano montare dei mobili, proprio perché è un lavoro che è sempre stato trasmesso di generazione in generazione.
Il rovescio della medaglia di questa struttura può essere vista nella limitata propensione al cambiamento. Proprio per questo motivo ritengo fondamentale il ruolo delle nuove generazioni di arredatori, come portatori di un bagaglio culturale contemporaneo che porti ad un punto d’incontro tra passato e futuro, tra artigianalità e innovazione. Se guardiamo allo stato attuale del settore dell’arredamento italiano non sarà difficile notare quanto poco vengano sfruttati i canali digitali, sia nel marketing che per la vendita».
L’innovazione è fondamentale per qualsiasi settore, tu come innoveresti quello dell’arredamento?
Colombo: «Ci sono moltissime cose che si potrebbero cambiare e innovare all’interno del settore, ma partendo dalle cose basilari e da quello di cui mi occupo io (il negozio d’arredamento), ad oggi ritengo fondamentale una presenza più assidua sui canali social che ad oggi ci permettono di raggiungere in molti modi i nostri clienti e di creare nuove esperienze di vendita. Partirei, quindi, dal canale digitale, come d’altronde stiamo facendo in Arredamenti Colombo, per riuscire a raggiungere il cliente non soltanto tramite il canale tradizionale ma anche su piattaforme come Shopify e Instagram. Queste piattaforme appena citate sono ormai parte integrante della vita delle persone e una presenza più strutturata su di essi permette di creare una community e maggior engagement del cliente, in un settore come quello dell’arredamento che viene sì visto come emozionale, quotidiano ed estetico da chiunque, ma è altrettanto lontano e poco inclusivo in termini di nozioni tecniche e qualitative.
Lo store fisico potrebbe essere un secondo aspetto da innovare, ad esempio con preventivi più emozionali ed inclusivi e che non diano peso soltanto al prezzo. Un secondo aspetto riguarda anche in questo caso le nuove tecnologie. Diversi designer ed imprenditori hanno proposto nuove modalità per proporre il prodotto al cliente, come l’utilizzo della realtà aumentata per mostrare i progetti».
Come si approccia, invece, questo settore alla sostenibilità?
Colombo: «Anche in questo caso la strada è ancora molto lunga e ritengo di cruciale importanza il ruolo delle nuove generazioni per sensibilizzare questa realtà alla sostenibilità. Alcune aziende, come Kartell con la sedia AI o con Componibili Bio, hanno iniziato a dare peso ad un argomento oggi importantissimo, ma in cui tuttavia persistono ancora moltissimi problemi, come le enormi quantità di plastica usate per gli imballaggi. È infatti tanto “facile” proporre prodotti sostenibili, con materiali innovativi, quanto altrettanto complicato gestire la sostenibilità nel resto della vita dei prodotto, come il trasporto e gli imballaggi.
Anche in un azienda come la nostra, riteniamo importante essere sostenibile non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche economico ed umano. Si può partire da piccoli gesti, come usare carta riciclata, stampare il meno possibile, oppure offrendo dispenser d’acqua e le borracce ai dipendenti. Azioni più impegnative dal punto di vista economico possono essere quelle di scegliere veicoli elettrici, ricordandoci però l’importanza di come viene prodotta l’energia che utilizziamo per ricaricarli. Anche qui le possibilità sono infinite e gli spunti da cogliere altrettanto molteplici».
Vedi una sinergia tra nuove tecnologie e sostenibilità da poter sfruttare anche in questo settore?
Colombo: «Certamente. Una comunicazione più attiva sui canali digitali di cui parlavamo prima, potrebbe aiutare quelle aziende che producono in modo sostenibile su tutta la filiera produttiva a comunicarlo ai propri clienti, clienti che ad oggi sono sempre più attenti a quest’aspetto».






