i Enrica Governi
È ampiamente positivo il bilancio di Milano Unica, prima manifestazione fieristica del 2021 a Fieramilano Rho. Giunta alla 33ª edizione la manifestazione andata in scena il 6 e 7 luglio scorso con la presentazione delle collezioni del tessile per l’Autunno/Inverno 2022-23 ha totalizzato 3100 visite (+29%) da parte delle aziende, fra cui 570 aziende estere (+42%). Sensibilmente cresciuta rispetto all’edizione di settembre 2020, la presenza di aziende provenienti da Belgio e Austria (+200%), Spagna (+164%), Germania (+107%), Olanda (+90%), e USA (+56%) e Francia (+53%).
Sostenibilità, digitalizzazione, trasparenza di filiera e maggior flessibilità sono le maggiori sfide emerse da questa edizione che il presidente Alessandro Barberis Canonico ripercorre nell’intervista rilasciata per il nostro magazine.

Presidente, qual è il suo bilancio di quest’ultima edizione di Milano Unica?
“Le aziende che non sono potute essere presenti l’anno scorso, all’edizione di settembre e a quella dello scorso febbraio per visionare le collezioni perché la fiera non c’è stata, finalmente hanno ottenuto i permessi per questa edizione di luglio, nei tempi giusti fra l’altro.
Sono state 270 le aziende espositrici, di cui 224 italiane e 46 straniere, che hanno presentato le collezioni di tessuti e accessori dell’alto di gamma per uomo, donna e bambino A/I 2022/2023.
Sono mancati purtroppo i clienti dalla Gran Bretagna, dall’Asia -Giappone, Cina e Corea- per via delle restrizioni dovute alla pandemia e, ahimè, Stati Uniti, la grande assente.
In Cina recuperiamo comunque con la fiera di fine agosto, Milano Unica a Shangai. Saremo presenti insieme all’ICE, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione, in un grande stand solo italiano con il colore rosso, di Milano Unica, con 40 aziende che hanno confermato la loro presenza.
Il dato rilevante, parlando con i clienti, è che il mood è cambiato in meglio, mentre l’anno scorso a settembre era nero. Adesso, probabilmente grazie alla alla campagna vaccinale, si constata che la gente per fortuna ha cominciato a consumare. Il nostro settore, si sa, è molto legato alle consuetudini sociali: i consumi stanno ripartendo e le vendite dei brand del lusso sono già tornate a valori molto simili a quelli del 2019, e di questo ne siamo contenti. La parte sostanzialmente più bassa di gamma, che è quella del bello e ben fatto, sta ripartendo anch’essa, e ci si aspetta che nella seconda metà del 2022 torni ai valori del 2019.
La presenza fisica conferma il fatto che in generale, vedendo che le richieste aumentano, le aziende investono nella fiera perché vogliono cercano di solleticare la domanda con nuovi prodotti”.
Si è molto parlato di sostenibilità e digitalizzazione durante la pandemia. Ha riscontrato un cambio di rotta e un’attenzione maggiore da parte delle aziende della moda rispetto a questi temi?
“Nelle linee guida di Sistema Moda Italia si evince che almeno un terzo delle aziende (su un totale di 260) hanno una certificazione non solo di prodotto. Almeno il 30% delle aziende ha una certificazione legata alla materia prima, al riciclo, eccetera e oltre il 90% di queste ha una certificazione sulle sostanze chimiche. È evidente che c’è molta attenzione al profilo chimico e si può constatare che l’impatto ambientale è molto ben gestito, il 46% delle aziende dà importanza al riciclo del prodotto. A beneficio del cliente, una delle cose più interessanti è che il 10% ha scelto la tracciabilità, ovvero la trasparenza”.
Quanta attenzione c’è alla responsabilità sociale da parte delle aziende che partecipano a Milano Unica?
“Per regolamento sono tutte aziende europee che lavorano in Europa e hanno impianti in Europa. Di queste il 90% produce in Italia, con contratti italiani, con onesto salario, con tutte le garanzie garantite sotto tutti i vari profili, senza nessuna costrizione. Non credo che ci siano imprese che producano all’estero, anche perché qui si parla di tessile.
Noi stiamo facendo dei report di sostenibilità che documentano aspetti come il rapporto tra uomini e donne, e i turnover all’interno dell’azienda. È una richiesta ben precisa dei nostri clienti che vogliono vedere in quali aziende acquistano i loro manufatti”.
Ha constatato un clima di fiducia? Come prevede il futuro del comparto tessile?
“Come dicevo prima abbiamo registrato un miglioramento del mood dei nostri clienti. La previsione è che verosimilmente entro circa la metà del 2022 si possa tornare a valori molto simili a quelli del 2019”.
Quanto vale in termini di fatturato globale il tessile?
“Valeva 7 miliardi e mezzo, ma nell’ultimo anno è sceso a 5,3 miliardi, una considerevole flessione dovuta alla pandemia”.
In tempi di pandemia che sostegno può dare l’online alla vostra attività?
“Attraverso il sito di Milano unica i clienti possono vedere le collezioni delle aziende partecipanti e ordinare i tagli campione, le referenze, eccetera. Questo consente di avere una fiera che va oltre la fiera fisica nei successivi 6 mesi, perché si può accedere alle collezioni in qualsiasi momento, anche quando la fiera è chiusa. La fiera virtuale ci permette di raggiungere clienti di qualsiasi parte del mondo che non hanno potuto presenziare all’evento fisico”.
Progetti futuri?
“Le ultime due fiere sono state molto difficili. L’obbiettivo principale è riuscire a ripartire con la prossima fiera e con quella successiva tornando quanto prima agli stessi numeri del 2019. Continueremo con 3 progetti che sono già in essere insieme a Moda Italia: sulla sostenibilità declinato come impatto sull’ambiente, sull’impatto sociale, e sul prodotto che vogliamo implementare facendo un ‘track record’.
Un altro tema è quello delle tendenze: vorremo che Milano Unica fosse riconosciuta come la fiera più creativa del mondo perché noi rappresentiamo il lusso, il bello. Vorremmo che questo riconoscimento andasse ben oltre il made in Italy. Ogni azienda ha un campionario nuovo, ogni cliente vede 170 campionari inediti, c’è uno sforzo creativo enorme.
Puntiamo sulla fiera di Shangai, per rivolgerci al sempre più importante mercato cinese. Le previsioni dicono che il consumatore cinese rappresenterà il 50% del mercato mondiale del lusso da qui al 2025″.





