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Pagina iniziale Ambiente

Londra si riscalda con l’energia della metro, Vancouver e Stoccolma con le acque reflue

Redazione TheMapReport di Redazione TheMapReport
Marzo 1, 2022
in Ambiente
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di Michela Dell’Amico

Sono molti gli esempi di città del mondo che, da tempo, sfruttano fonti di energia e calore alternative e sostenibili. Dal 2020, una sperimentazione andata a buon fine nella città di Londra riscalda le case con il calore generato dal moto della metropolitana. La Northern Line – grazie al progetto “Heat from the Tube” – riscalda il quartiere di Islington, a nord di Londra. Oltre mille case, una scuola e due centri ricreativi, vengono riscaldati e ricevono acqua calda secondo un sistema di energia e calore combinato a gas messo a punto dal Bunhill Energy Center. A questo si aggiunge il condotto di ventilazione della Northern Line, che convoglia il tepore nella rete attraverso un sistema molto avanzato di pompe di calore di prima generazione. L’aria calda delle stazioni viene aspirata da un pozzo di ventilazione in una stazione della metropolitana abbandonata in un centro energetico dove avvengono una serie di trasferimenti di calore, che alla fine portano alla consegna dell’aria calda negli edifici della rete. I ventilatori possono funzionare anche in senso contrario, e inviare aria ambiente nel sottosuolo per rinfrescarla nei mesi estivi. Il sistema, noto come Bunhill 2 Energy Center, è centrato nell’ex stazione di City Road a Islington. La rete ora serve circa 1.350 abitazioni, con una capacità per servirne circa 900 in più.

Ma sono molte le città che si stanno assumendo la responsabilità di sostenere gli obiettivi nazionali e mondiali di zero emissioni di carbonio nel prossimo decennio, mentre ripuliscono la loro aria. A Vancouver e Stoccolma il recupero del calore avviene a partire dalle acque di scarico. Un quartiere sta recuperando il calore di scarto dalle acque reflue. Nella città della Columbia Britannica, tra le più popolate e multiculturali del Canada, gli edifici rappresentano il 57% delle emissioni della città, perché qui fa freddo per buona parte dell’anno, molto freddo. La False Creek Neighborhood Energy Utility, il sistema di recupero del calore delle acque reflue della città, serve diversi quartieri densamente popolati e centrali, e produce il 60% di emissioni in meno rispetto agli edifici tradizionali. Le fognature forniscono circa il 70% del calore necessario per riscaldare gli ambienti e l’acqua per 43 edifici collegati alla rete, e il restante 30% proviene da gas naturale, ma l’obiettivo è abbattere questa percentuale entro il 2030. L’elettricità che alimenta le pompe di calore è comunque al 97% a zero emissioni di carbonio, perché proviene da dighe idroelettriche. “Ogni volta che facciamo la doccia, laviamo i piatti o facciamo un carico di bucato, l’acqua è ancora calda quando finisce nello scarico”, ha spiegato Ashley St. Clair, responsabile della pianificazione delle energie rinnovabili di Vancouver al New York Times. “Noi la raccogliamo attraverso l’infrastruttura tradizionale dei tubi delle acque reflue, e attingere da quel calore di scarto è davvero l’ultima frontiera dell’economia circolare”. Il progetto è entrato in funzione nel 2010, riscaldando già i Giochi invernali del 2010, ed è stato il primo sistema di recupero del calore di scarto delle acque reflue su larga scala nel Nord America. Da allora, si è ampliato ulteriormente, semplicemente perché funziona e fa risparmiare soldi e tonnellate di emissioni, proprio laddove tendono a concentrarsi a svantaggio della salute pubblica: le grandi città. Prossimo obiettivo riscaldare in questo modo tutta la città.

Anche Stoccolma utilizza il calore delle acque reflue, ma anche quello dei data center, per fornire calore a gran parte della città. Gli edifici – anche qui – sono anche una delle principali fonti di emissioni urbane di gas serra. Riscaldamento, raffreddamento, cucinare e fornire elettricità sono attività ancora pesantemente ancorate ai combustibili fossili. “Non abbiamo davvero bisogno di bruciare gas a mille gradi centigradi per portare l’acqua del bagno a 30 o 40 gradi”, ha aggiunto Jon Gluyas, esperto di geoenergia alla Durham University in Gran Bretagna. “Quello che dobbiamo fare è lavorare con la natura per ottimizzare l’uso del calore”. Anche Milano ci ha provato, ma senza troppa convinzione, sebbene riscaldamento, mobilità tradizionale e allevamenti intensivi rendano la sua aria tra le peggiori d’Europa da troppo tempo. A Milano il tentativo di arrivare alla pace con la natura si chiama geotermia e per tanti progetti, limitati tuttavia a qualche nuovo cantiere, ha portato il calore che naturalmente si forma nel sottosuolo a riscaldare gli interni dei palazzi. Affossata da alcuni, recentemente il sistema sta velocemente riprendendo quota nel nostro Paese. Anche i privati che possono permetterselo, da ultimo Berlusconi, lo sfruttano; mentre nuovi studi allargano il campo d’azione anche a zone prima ritenute inadatte. Tornando a Stoccolma, sottrarre aria calda per sfruttarla altrove è particolarmente interessante per le aziende che raccolgono dati. Amazon, Facebook e Microsoft hanno costruito data center in Svezia negli ultimi anni, nel tentativo di sfruttare il clima freddo perché l’aria fredda naturale è più efficiente dell’aria condizionata per il raffreddamento dei loro sistemi. Ma ancora non recuperano il calore raccolto per riutilizzarlo, anche se esistono pressioni da più parti perché questo avvenga al più presto. Con quel che già si sta facendo, dunque grazie al calore proveniente da alcuni data center e da altre fonti, Stoccolma è stata finora in grado di chiudere l’ultima centrale elettrica a carbone della città.

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La redazione del quotidiano italiano TheMapReport è attiva dal 2019 e opera nel rispetto dei principi di veridicità, accuratezza, indipendenza e responsabilità sociale. TheMapReport si avvale di diversi giornalisti interni e di numerosi collaboratori esterni.

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