Erano 25 anni che in Svezia non faceva così freddo: il 3 gennaio la stazione meteorologa di Kvikkjokk-Årrenjarka, nella Lapponia centrale, ha fatto registrare -43,6°C. È la temperatura più bassa di gennaio che il Paese abbia mai sperimentato dal 1999 (all’epoca il termometro toccò addirittura -49°C).
Last night marked the coldest temperature in Sweden in 25 years as the northern town of Kvikkjokk-Årrenjarka dropped to as low as -43.6°C.
Extreme cold weather is set to persist across northern Scandinavia for the rest of the week. pic.twitter.com/7mhJ1LlBDc— BBC Weather (@bbcweather) January 3, 2024
Anche in altri Paesi della Scandinavia i termometri stanno rilevando numeri eccezionalmente bassi. Si prevede che nel fine settimana, a Oslo, capitale della Norvegia, le temperature scenderanno fino a un minimo di -27 ºC (la più bassa mai registrata nella città negli ultimi 40 anni).
Le ondate di freddo stanno provocando disagi anche nel resto del Paese, specialmente nel sud, dove a causa delle avverse condizioni meteorologiche alcune autostrade e linee dei traghetti hanno dovuto interrompere le operazioni, mentre gran parte delle scuole sono state chiuse.
Problemi simili sono stati riscontrati anche in Finlandia, dove ci si aspetta che le temperature scenderanno al di sotto dei -40 gradi Celsius per l’intera settimana. In Danimarca le autorità locali hanno invitato gli automobilisti ad evitare viaggi considerati non essenziali, per via del vento e della neve che potrebbero rendere particolarmente pericolosi gli spostamenti.
Gli eventi di freddo estremo come quelli che si stanno registrando in queste ore in Svezia, Finlandia e Norvegia, sono diminuiti a livello globale in probabilità e intensità a causa dei cambiamenti climatici, precisa il World Weather Attribution (WWA), osservatorio che studia e analizza il legame tra eventi meteorologici estremi e riscaldamento globale. “Anche in un mondo che, in media, si sta riscaldando, la variabilità meteorologica naturale rende possibili temperature estreme di freddo e neve in qualsiasi momento”, sottolineano Ben Clarke, dell’Università di Oxford, e Friederike Otto, dell’Imperial College di Londra, entrambi membri della WWA.







