Apre i battenti venerdì 29 marzo a Forte di Bard, in Val d’Aosta, la mostra fotografica “Non c’è più tempo” promossa da Forte di Bard e Agence France-Presse (AFP). L’allestimento, che resterà aperto fino al 21 luglio 2024 nelle sale dell’Opera Mortai, riguarda un progetto espositivo inedito.
Curata da Pierre Fernandez la mostra non vuole limitarsi a presentare un’istantanea sulle diverse emergenze climatiche mondiali ma a promuovere una vera e propria azione di sensibilizzazione su tematiche non più rinviabili e che coinvolgono tutti, con un focus che analizza e documenta per la prima volta il fenomeno dei migranti climatici.
“Il titolo – spiega la Presidente del Forte di Bard, Ornella Badery – non evoca una situazione ineluttabile, anzi vuole ricordare che l’emergenza climatica è una situazione in evoluzione, che può essere governata; l’obiettivo per la nostra istituzione è porre l’attenzione per richiamare ognuno di noi alle proprie responsabilità di fronte alle sorti del Pianeta, il suo futuro è nelle nostre mani: a noi la scelta”.

Le oltre 80 immagini selezionate dagli archivi AFP sono suddivise in quattro tematiche, una per elemento (Acqua, Terra, Aria, Fuoco), integrate da una sezione video che racconta come l’emergenza climatica influisca sempre più sui flussi migratori odierni, supportata da cifre fornite dal Global Report on Internal Displacement 2023 e dal Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana.
L’AFP è un’agenzia di stampa globale che fornisce una copertura 24 ore su 24 degli eventi mondiali in tutti i settori. Con una rete di oltre 450 fotografi in tutto il mondo, il Servizio Fotografico Internazionale dell’AFP è riconosciuto per la sua qualità e la sua diversità e riceve ogni anno i principali premi internazionali dedicati al fotogiornalismo.
L’immagine scelta per la campagna di comunicazione – che sarà avviata in parallelo al lancio della mostra – è diventata un emblema dell’emergenza climatica globale; lo scatto ritrae un adolescente, Everton Miguel dos Anjos, che emerge dalle acque nerastre della spiaggia di Itapuama, a Cabo de Santo Agostinho, contaminate da una fuoriuscita di petrolio che ha devastato circa 2.000 km della costa brasiliana, in particolare la regione di Abrolhos, santuario delle megattere e habitat di formazioni coralline uniche al mondo.

“Le conseguenze causate dalle attività umane – spiega il curatore della mostra, Pierre Fernandez – non appartengono più al futuro e non sono prerogativa solo di alcuni ma coinvolgono tutti, in modo sempre più repentino: siccità, inondazioni, ondate di caldo, incendi, insicurezza alimentare, carenza idrica, malattie, innalzamento del livello delle acque. L’acqua è diventata scarsa e la siccità colpisce un numero crescente di Paesi. L’innalzamento del livello del mare è un fenomeno che vedrà crescere il numero dei rifugiati climatici. E l’acqua è diventata un bene prezioso, motivo di tensioni e conflitti. Il 2024 potrebbe battere il record di calore stabilito lo scorso anno. La temperatura della superficie terrestre è destinata ad aumentare di 2,7°C entro il 2100 rispetto all’era preindustriale. Si prevede che questo livello spingerà più di due miliardi di persone fuori dalla zona di comfort climatico che ha permesso all’umanità di prosperare per millenni, secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability”.








