intervista di Leo Mansueto
Dal 5 al 20 ottobre torna BergamoScienza, il festival di divulgazione scientifica organizzato dall’Associazione BergamoScienza che quest’anno arriva alla sua XVII edizione. In programma 16 giornate che animeranno la città di Bergamo con incontri, conferenze, dialoghi e spettacoli – tutti gratuiti – dedicati alla scienza. Focus di questa edizione sarà la sostenibilità della vita sul pianeta, con un articolato dibattito sulle possibili risposte alle sfide ambientali e sociali della società contemporanea.
“È sotto gli occhi di tutti l’urgenza della questione ambientale a livello globale. In Italia siamo sicuramente indietro, non si parla abbastanza di queste tematiche sia dal punto di vista mediatico che politico. Non credo sia un caso che anche alle Elezioni Europee il Partito dei Verdi sia andato straordinariamente bene mentre nel nostro Paese l’impatto è stato meno significativo, a riprova del fatto che avvertiamo meno il senso di urgenza legato alle grandi questioni che ruotano attorno al riscaldamento globale. È sorprendente se si considera che l’Italia e tutto il Mediterraneo saranno fra le aree geografiche a maggiore impatto, quelle in cui il riscaldamento globale e tutti i suoi effetti, su clima, acqua, agricoltura e flussi migratori, peseranno di più. A livello politico, sebbene molto lentamente, le cose stanno cambiando. Nel prossimo decennio bisognerà agire concretamente e l’Italia dovrà fare la sua parte”, commenta Nicola Quadri, segretario del Comitato Scientifico di BergamoScienza, 31enne laureato in Fisica con un master in Comunicazione della Scienza e attualmente coordinatore dell’attività di outreach e comunicazione della ricerca all’IRCCS Ospedale San Raffaele.
“Proprio in considerazione del fatto che finora non è stato fatto abbastanza e vista l’urgenza del problema – racconta Quadri a The Map Report – abbiamo deciso di mettere al centro di questa edizione di BergamoScienza il tema della sostenibilità ambientale. Come? Rendendo molto presente il tema all’interno delle tre aree in cui è articolato il festival: i laboratori, le conferenze e gli spettacoli. Ovviamente le conferenze hanno maggiore visibilità a livello mediatico in virtù dei relatori, italiani e internazionali, che vi intervengono”. Scienziati, neurobiologi, geologi, filosofi, scrittori, artisti: tutti attorno al capezzale del grande malato, il nostro Pianeta. “Come ogni anno sarà presente anche l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, proprio per parlare dello stato di salute della Terra. Parleremo di riscaldamento globale e di qual è l’impatto sulla produttività agricola e quindi sull’alimentazione, questioni che insieme al problema della popolazione mondiale che cresce, saranno al centro di una tavola rotonda prevista nel weekend del festival. Non si discuterà soltanto di sostenibilità ambientale e inquinamento ma anche di tutte le ‘voci’ ad essi correlate, come le condizioni di povertà e disparità geografica globale che è destinata ad accentuarsi perché non tutte le aree del pianeta sono colpite allo stesso modo. Saranno affrontate in maniera trasversale insieme ad altre questioni socialmente molto rilevanti che riguardano la scienza”.
Come giudica Nicola Quadri la figura di Greta Thunberg e l’impatto dei suoi interventi ambientalisti sulle nuove generazioni? “Secondo me Greta sta facendo una cosa straordinaria perché riesce a parlare ad un pubblico che non sarebbe raggiungibile altrimenti. La sua capacità di mobilitazione è sotto gli occhi di tutti, soprattutto dopo il successo del Global Climate Strike di fine settembre. E credo che il fatto che sia diventata il bersaglio di tante critiche, perlopiù gratuite e incomprensibili, non fa che confermare che è sulla strada giusta”.
Attualmente segretario del comitato scientifico del Festival, Quadri è al quarto anno di esperienza con BergamoScienza e partecipa attivamente alla definizione del programma. “In realtà – ci racconta – svolgo principalmente un attività di coordinamento del lavoro che fanno gli scienziati membri del comitato. Sono loro ad aver sviluppato tantissime delle tematiche del festival e a garantire l’alta qualità dei relatori. Ovviamente anche io ho dato il mio contributo con alcune proposte. Quella di cui vado più fiero è David Quammen, un giornalista americano dotato di grandi capacità di storytelling che scrive per il National Geographic e che ha pubblicato con Adelphi il libro sull’evoluzione delle pandemie ‘Spillover’. Potremo contare anche sulla partecipazione del neurobiologo Miguel Nicolelis, probabilmente il massimo esperto di interfaccia uomo-macchina: era da molto tempo che lo ‘inseguivamo’ e siamo felicissimi di averlo con noi”. Il punto di forza e quello di debolezza del festival? “Il punto di forza è anche quello che lo rende diverso dagli altri festival, ovvero il fatto che tutti gli eventi sono interamente gratuiti e che l’intera città collabora alla sua realizzazione e lo rende possibile attraverso varie forme di partecipazione. È un festival che punta in alto, a relatori di respiro internazionale, a un programma di qualità: tutto questo rende la sfida in ogni edizione sempre più impegnativa. Non credo che sia un punto di debolezza di per sé, però rende sicuramente la strada più difficile da percorrere”.
Green e coscienza ambientalista: quanto c’è di concreto nei proclami della politica e dell’industria di oggi? Le cose stanno davvero cambiando? “Purtroppo non c’è un evidente e netto cambio di paradigma perché il sistema è fatto per funzionare così com’è. Credo che sia difficile conciliare l’esigenza di un’azienda di fare profitto e la sostenibilità ambientale: sono due cose che non vanno facilmente d’accordo. Tuttavia non è corretto generalizzare. Sono convinto che le cose si stiano muovendo, seppur lentamente, per il semplice fatto che man mano che la questione si fa sempre più urgente, aumenta la consapevolezza da parte di molti che non c’è più tempo da perdere. Che ci siano segnali di cambiamento, almeno a parole, non ci sono dubbi così come il fatto che la sostenibilità sia diventata un tema centrale. Se è vero che da molte aziende viene usata a scopo di marketing, è anche vero che almeno se ne parla di più. Recentemente leggevo sul New York Times che gli AD e CEO delle più importanti aziende statunitensi hanno firmato un documento in cui esprimono la necessità, per le corporation, di rispondere non solo ai propri azionisti, ma alle esigenza sociali e ambientali delle comunità in cui operano. Si tratta di un documento in fin dei conti generico e vago, ma è pur sempre indicativo del fatto che le aziende cominciano a sentirsi responsabili dopo decenni in cui nessuno gli ha chiesto conto del loro modo di operare”. Una call to action alla quale è impossibile sottrarsi, insomma… “Sì, e credo che bisogna essere inclusivi in questo. È chiaro che ognuno ha il suo ruolo, a cominciare dalla politica che deve venire prima di tutti perché il problema è essenzialmente politico. Poi tutti devono fare la loro parte ed in questo momento è importante che le aziende stiano mostrando quantomeno sensibilità al problema e la volontà ad agire”.
Informazioni e programma dettagliato di BergamoScienza 2019 qui: www.bergamoscienza.it





