a cura di Stayi

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La moda è parte integrante della nostra vita, e tutti sappiamo perché. Ci permette di mostrare ciò che siamo all’interno. Nel mondo di oggi dominato da Instagram, dove ci distinguiamo in base alle nostre scelte di vestiario, c’è chi crede che ci sia un modo migliore di farlo, adottando un approccio ecologico. Così nasce l’idea della moda sostenibile, equa e vegana.
Molti hanno già integrato questi ideali in ogni aspetto della loro vita, dal cibo vegano agli accessori e ora anche alla moda. Chi non vuole essere notato per il proprio stile mentre cammina per strada? Ebbene sì, perché essere alla moda e vestirsi bene solo al lavoro quando si può fare in qualsiasi momento! C’è sempre stato un argomento inevitabile, il veganismo. Prima era una questione di dieta, ora è anche una questione di etica della moda.

Che cos’è la moda vegana?
Significa semplicemente una moda creata senza fare del male agli animali. Che si tratti di scarpe, accessori, borse o vestiti, la moda vegana è realizzata utilizzando materiali e metodi che non mettono a rischio la vita o la salute degli animali.
L’industria della moda in passato non è stata gentile nei confronti degli animali, ma i tempi stanno cambiando e l’evoluzione umana ci sta permettendo di cambiare rotta. In sostanza, un capo d’abbigliamento è vegano se è privo di lana, pelle e pelliccia, ma anche di corno, feltro, piume, madreperla e seta. È essenziale considerare anche i piccoli dettagli, come le toppe con il nome del brand su un paio di jeans, che sono di solito fatte di pelle.
A nostro vantaggio, il veganismo potrebbe non solo salvare milioni di vite animali, ma anche risparmiare un’enorme quantità di acqua dolce, che a sua volta aiuta a diminuire le emissioni di gas serra. Non solo, ma potrebbe anche ridurre la diffusione di sostanze chimiche nel terreno. Che sia per amore degli animali, per ragioni ambientali o forse per motivi di salute, scegliere la moda vegana potrebbe essere un modo fantastico per avere un impatto positivo sul mondo.
Vegano e sostenibile sono la stessa cosa?
Gli articoli con marchio vegan dovrebbero fornire un’alternativa a qualcosa di tradizionalmente realizzato con prodotti animali, ma non significa che siano ecologici. La moda dovrebbe, quindi, essere considerata veramente vegana solo quando esclude i prodotti animali ed è prodotta in modo eco-friendly. Per capirlo meglio, osserviamo un esempio pratico. Il cloruro di polivinile, comunemente noto come PVC, è vegano, ma è un materiale tossico che ha un impatto sull’ambiente e alimenta il riscaldamento globale, dato che il 43% del PVC proviene dal feedback del petrolio.
Alcune alternative vegane che si proclamano etiche e sostenibili hanno effetti collaterali che non fanno bene all’ambiente e agli animali selvatici. La moda sostenibile vuole ridurre l’impatto ambientale dell’abbigliamento creando la minore impronta di carbonio possibile quando si produce un capo, prestando particolare attenzione alla qualità e al sistema di produzione. Produrre capi di moda vegana potrebbe essere dannoso per l’ambiente naturale quanto la moda tradizionale e quindi non è necessariamente eco-friendly. Tuttavia, diverse alternative vegetali alla seta, alla lana e alla pelle sono sostenibili sotto molti aspetti. Ci auguriamo che queste alternative veramente vegane abbiano un grande successo.

L’industria della moda è sana per il pianeta?
Purtroppo anche noi fashion victims dobbiamo ammettere che l’industria della moda ha dato un notevole contributo al riscaldamento del pianeta. La produzione di vestiario rappresenta il 10% delle emissioni di carbonio dell’umanità, prosciuga le fonti d’acqua e inquina fiumi e torrenti. Inoltre, secondo l’UNICEF, l’85% di tutti i prodotti tessili finisce in discarica ogni anno e il lavaggio di alcuni tipi di abiti scarica una quantità significativa di microplastiche nell’oceano. Inoltre, le emissioni annuali di gas serra dell’industria della moda arrivano a 2,1 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra nel 2018, secondo il rapporto McKinsey Fashion on Climate – pari alle emissioni annuali delle economie di Francia, Germania e Regno Unito messe insieme. L’indice Higg MSI, sviluppato dalla Sustainable Apparel Coalition, è uno strumento che permette di confrontare i diversi tessuti in termini di sostenibilità sulla base di dati scientifici e industriali. Secondo questo indice, seta, lana e pelle sono in media i tre materiali più inquinanti, tutti di origine animale.
La controversia sulla pelle
Raggiungere l’azzeramento delle emissioni di gas serra richiede cambiamenti di vasta portata nell’attività umana, che nella moda include cambiare il modo in cui produciamo e poi utilizziamo capi di vestiario. Oggi più che mai è necessario riconoscere la nostra responsabilità. La pelle vegana è un argomento molto discusso per le sue potenzialità come tessuto sostenibile e studi scientifici suggeriscono che il suo impatto ambientale sia molto più basso rispetto alla pelle tradizionale – la pelle animale ha un impatto ecologico da 2 a 6 volte superiore a quello della pelle sintetica. Secondo l’indice dei materiali HIGG, che usa come fonte sia dati d’industria che dati accademici indipendenti, la pelle ha un impatto ambientale 5,5 volte superiore a quello della pelle a base di poliuretano.
Fortunatamente, le alternative di pelle a base vegetale migliorano di giorno in giorno! Oggi è possibile trovare pelle vegana ricavata da uva, cactus e funghi. Un ottimo esempio di prodotto vegano è la pelle di ananas, una delle più allettanti potenziali alternative alla pelle animale. La sua produzione è teoricamente più etica e rispettosa dell’ambiente. Anche la pelle di fungo sta emergendo come alternativa e viene utilizzata per scarpe e borse da marchi come Hermès e Adidas.

Come sostenere la moda vegana e sostenibile?
Cercare la certificazione vegana approvata dalla PETA sull’etichetta o sul sito web è il primo passo per assicurarsi che un capo sia effettivamente vegano e quindi non includa tessuti di origine animale come lana, pelle, pelliccia, alpaca, seta o piuma d’oca sull’etichetta. Le etichette possono cambiare da paese a paese, per esempio in Germania la pelle animale rivestita per più di 1/3 dello spessore totale non è dichiarata pelle ma materiale sintetico, quindi bisogna stare molto attenti alle diverse etichette.
Prestare attenzione ai dettagli è anche, come detto sopra, uno sforzo necessario, perché i bottoni potrebbero essere fatti di corno e le toppe dei jeans potrebbero essere in pelle. I sottoprodotti come la colla e le tinture di colore sono un’altra categoria a cui molte persone non fanno caso ma che potrebbero non essere vegani. Se si ha un dubbio, è buona pratica inviare un messaggio al brand per ottenere maggiori informazioni. Le persone hanno contribuito alla società creando una moda sostenibile positiva dal punto di vista ambientale ed etico. Un esempio è l’uso di fibre ispirate alla seta di ragno, che sono artificiali e biodegradabili. Questa scoperta rivoluzionaria sostiene la sostenibilità e promuove l’etica della moda. E la parte migliore? Ogni sforzo conta e ogni passo è un passo più vicino a uno stile di vita sano. (articolo a cura di Staiy)





