Il primo gennaio un terremoto di magnitudo 7,6 ha colpito il Giappone centrale, provocando almeno 48 morti e 14 feriti gravi. La città più danneggiata è Wajima, nella prefettura di Ishikawa, sulla costa ovest, dove oltre 200 edifici sono andati in fiamme a seguito della violenta scossa.
Il governo giapponese ha dichiarato che la metà delle vittime sono state registrate proprio a Wajima. Il capo di gabinetto del primo ministro, Yoshimasa Hayashi, ha esortato la popolazione a rimanere all’erta, avvertendo che “potrebbero esserci terremoti per circa una settimana con una scala di intensità fino a sette”, mentre il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, ha dichiarato lo stato di emergenza, ordinando alle agenzie di soccorso di fare tutto il possibile per garantire la sicurezza dei residenti.
Circa 57.360 persone sono state evacuate, mentre si stima che 120 persone siano ancora in attesa di soccorso. Le strutture di emergenza, come auditorium, scuole e centri comunitari, stanno ospitando coloro che sono stati costretti a lasciare le proprie case. Decine di migliaia di abitazioni sono state distrutte, lasciando la popolazione senza acqua, elettricità e servizio telefonico in molte aree.
Il terremoto ha causato danni significativi in diverse città della prefettura di Ishikawa, tra cui Anamizu e Hakui, dove sono crollate numerose case. Incendi hanno devastato vaste aree, costringendo i vigili del fuoco a utilizzare addirittura l’acqua di mare per spegnere le fiamme. La radio-televisione pubblica NHK ha riportato incendi a Noto, Kanazawa e Suzu. Le fiamme hanno reso ancor più complesse le operazioni di soccorso. Dopo il sisma, le autorità del Paese hanno emesso un’allerta tsunami (poi revocata) focalizzandosi soprattutto sulla penisola di Noto, che comprende località come Wajima e Suzu e a tutti i residenti è stato consigliato di cercare rifugio in zone più elevate.
Le operazioni di ricerca e di salvataggio si sono fatte molto intense a causa delle strade gravemente danneggiate e della chiusura di un aeroporto locale. Tuttavia, le condizioni meteorologiche avverse e i danni alle infrastrutture stanno complicando gli sforzi di soccorso. La temperatura nella prefettura di Ishikawa è scesa a meno 1 grado Celsius, aumentando le difficoltà per coloro che sono rimasti senza casa.
Un aspetto particolarmente preoccupante è l’instabilità dei collegamenti telefonici. Molte persone che lamentano la mancanza di informazioni, aiuti umanitari, servizi igienici per gli sfollati e benzina. L’organizzazione altamente efficiente del Giappone sembra essere stata messa alla prova da un evento sismico più violento di quanto previsto. Gli esperti sono infatti sorpresi dalla magnitudo del terremoto.
Quello del primo gennaio è solo l’ultimo di una serie di terremoti che negli ultimi 3 anni hanno colpito la penisola di Noto. Il Professor Naoshi Hirata, docente emerito di sismologia presso l’Università di Tokyo e presidente del Comitato governativo per la ricerca sui terremoti, ha dichiarato che “la magnitudo del terremoto del 1° gennaio è stata maggiore del terremoto di Kumamoto del 2016 e del grande terremoto di Hanshin del 1995, che hanno causato circa 6.400 vittime. Non posso fare una dichiarazione conclusiva finché non avrò esaminato i dati dettagliati perché il focus è vicino (ad altri grandi terremoti nella regione). Ma credo che questo sia stato il più grande di quest’ultima ondata di attività sismica”.







