di Michela Dell’Amico
Le steppe della Mongolia, la savana africana, la pampa sud americana e le Grandi Pianure del nord America. Il 54% delle terre emerse è costituito da pascoli o praterie, vaste superfici di terreno coperto di erba, arbusti o qualche raro albero, e fornisce sostegno a milioni di pastori, raccoglitori, allevatori, ma anche ad ampie popolazioni di animali selvatici, per i quali queste praterie rappresentano un habitat esclusivo. I pascoli hanno anche un significativo valore culturale ed estetico e sono luoghi di ispirazione e bellezza. Tuttavia, oggi solo il 12% delle praterie è stato designato come Area Protetta, mentre la restante parte è minacciata dalla progressiva conversione a uso agricolo.
L’analisi di questo tratto inesplorato di natura e cultura arriva dal “Rangelands Atlas“ una recente opera che prima di tutto ha misurato queste aree, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sull’importanza dei pascoli, evidenziando come i cambiamenti in atto stiano impattando significativamente su di essi, e chiedendone la protezione.
Oggi, infatti, gli sforzi a protezione del clima si concentrano sulle foreste, e molta meno importanza è data alle praterie, definito nell’opera un “imponente ecosistema planetario che sostiene natura e persone”.
L’atlante mostra che negli scorsi 3 secoli più del 60% dei territori selvaggi e dei boschi è stato convertito: un’area più grande del Nord America e un’area approssimativamente della dimensione dell’Australia (7,54 milioni di km2) è ora utilizzata per le coltivazioni. Questo cambiamento di destinazione d’uso del suolo contribuisce alla crisi climatica e l’atlante mostra che le praterie soffriranno ulteriormente il riscaldamento globale.
L’ambizioso inventario è stato compilato da una coalizione di importanti organizzazioni internazionali legate all’ambiente, alla conservazione e all’agricoltura, che ha catalogato l’attuale stato delle praterie del mondo. Si tratta dell’ILRI (International Livestock Research Institute); l’International Union for Conservation of Nature (IUCN); il WWF; l’UN Environment Programme e l’International Land Coalition; con anche un contributo della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations).





