di Michela Dell’Amico

Altro che greenwashing. Un sapone da bucato fatto con le emissioni industriali di anidride carbonica è appena stato lanciato in Cina, in una capsula per bucato OMO (Persil) che si chiama Earth Dan e sarà venduta allo stesso prezzo del prodotto tradizionale. È il risultato di una collaborazione tra Unilever, LanzaTech e India Glycols.
L’innovativa svolta nella produzione utilizza le biotecnologie e una catena di fornitura di nuova configurazione tra i tre partner, che lavorano insieme per la prima volta. Del resto un recente rapporto ha stimato che la produzione di carbonio rinnovabile dovrà aumentare di 15 volte entro il 2050, per eliminare gradualmente l’uso del carbonio fossile nei prodotti di consumo.
Come funziona? I tensioattivi sono un ingrediente fondamentale per creare la schiuma e derivano tipicamente dai combustibili fossili. Si trovano in molti prodotti per la pulizia della casa e per il bucato, dai saponi per i piatti ai detersivi per tessuti, e persino nella maggior parte dei prodotti detergenti per viso e corpo. Finora si potevano evitare solo cercando la dicitura “tensioattivi di origine vegetale”. I tensioattivi derivati dal petrolio hanno un elevato impatto sull’ambiente, sia in fase di estrazione che di raffinazione, sono potenzialmente irritanti per la pelle, non sono biodegradabili, e dunque sono pericolosi per suolo, fiumi e mari. Un esempio è lo Sles, Sodium laureth sulfate, tensioattivo anionico presente in molti detergenti, piuttosto aggressivo e potenzialmente irritante.
Diciamo dunque che questo nuovo detersivo non è – come poco o nulla è – a impatto zero: si tratta comunque di diffondere nell’ambiente sostanze chimiche non biodegradabili. Tuttavia il passo è enorme per due motivi. Il primo è che comunque si limita l’utilizzo di petrolio e si procede a un recupero, al riciclo di un elemento. È un po’ come quando si iniziò a riciclare la plastica. Il secondo punto è che la tecnologia che cattura e immagazzina CO2 è in fase di sviluppo, e questo potrebbe rappresentare un passo importante nella sua diffusione.
Il carbonio riciclato infatti è considerato una forma chiave di carbonio rinnovabile ed è essenziale per eliminare o limitare l’uso di combustibili fossili. Questa è la prima volta che un tensioattivo prodotto utilizzando le emissioni di carbonio catturate sarà offerto ai consumatori in un prodotto per la pulizia tradizionale, a basso prezzo: e non è un dettaglio, considerato che finora i prodotti “green” sono sempre stati mediamente più cari, di nicchia. Certamente resta molto da migliorare.
Il processo di svolta prevede principalmente tre fasi ed è, per esempio, estremamente dispersivo. La prima si chiama Capture– LanzaTech e utilizza la biotecnologia per catturare le emissioni dei rifiuti industriali nel suo stabilimento di Pechino Shougang. Normalmente converte queste emissioni in etanolo, che si stima ridurrà le emissioni di gas serra dell’82% rispetto ai tradizionali combustibili fossili. Il secondo passo è la conversione: India Glycols converte l’etanolo in ossido di etilene, una materia prima fondamentale per produrre tensioattivi nel loro sito in India. Il terzo passo è la formulazione del detersivo, che viene fatta da Unilever utilizzando il tensioattivo così ricavato nelle nuove capsule per bucato OMO, prodotte nello stabilimento di Hefei in Cina. Non è chiaro – e non è certo indifferente – quanta anidride carbonica venga prodotta per spostare il semilavorato in giro per l’Asia per migliaia di chilometri: il gioco varrà la candela?
“Innovazioni come questa aiutano ad allontanare i nostri marchi di detergenti dai combustibili fossili, senza compromettere prestazioni o accessibilità economica”, ha commentato in una nota l’azienda. Lo sforzo di Unilever segue alla raccolta dati sui consumatori, che nel 2020 aveva rilevato che l’87% dei consumatori in Cina considera il cambiamento climatico una minaccia grave quanto il Covid-19: la percentuale più alta di tutti i Paesi intervistati.





