Il 4 e 5 settembre, all’ombra dei suoi eleganti grattacieli in zona City Life, Milano ha ospitato gli Emoving Days 2021, due giornate organizzate da Sport Press Srl SB e Green Media Lab Srl SB, per approfondire lo scenario contemporaneo della mobilità sostenibile.
Protagonista dell’evento conclusivo è stata“la bicicletta come strumento di riduzione delle disuguaglianze e di conoscenza del territorio”.
A parlarne c’erano alcuni ospiti uniti dalla comune passione per i viaggi in bicicletta:
– Silvia Gottardi e Linda Ronzoni, in arte “Cicliste per caso”, cicloviaggiatrici, scrittrici e videomaker;
– Monica Nanetti, giornalista, scrittrice e cicloviaggiatrice;
– Matteo Montebelli, responsabile ricerche e pubblicazioni del Touring Club Italiano;
– Fernando Bardini, destination manager di Visit Elba;
– Marco Mazzei, giornalista, fondatore di AbbracciaMI.
Una visione a tutto tondo sul mondo delle due ruote trasmessa sia da chi con la bici ci lavora che da chi la usa per turismo e avventura.
La bici come strumento di emancipazione femminile
Silvia Gottardi e Linda Ronzoni attraversano il mondo in bici, documentando tutto sul loro blog Cicliste per caso. Silvia fotografa e Linda scrive, entrambe pedalano e si supportano, in viaggio come nella vita: sono sposate dal 2018.
Il percorso più impegnativo è stato quello che le ha viste pedalare dal Canada fino al confine del Messico, e da cui Silvia e Linda hanno tratto il film Grizzly Tour, un’avventura in bicicletta lunga 4000 km e realizzata in 54 giorni.
Come si evince dal nome, il progetto è nato un po’ per caso, durante un viaggio in Patagonia. É stato proprio dopo aver attraversato la Carretera Austral che hanno deciso di voler dedicare il loro lavoro alla problematica sociale che hanno più a cuore, quella dell’empowerment femminile.
“Cicliste per caso è nato per invogliare altre donne a pedalare, a essere avventurose e coraggiose” ha spiegato Silvia.
“Ci piace la bicicletta perché è democratica, libera e sostenibile, ed è uno dei simboli dell’emancipazione femminile” scrivono sul loro blog.
Ispirate dall’esempio di Alfonsina Strada, unica donna ad aver partecipato al Giro d’Italia maschile nel 1924 e per questo simbolo della lotta per l’uguaglianza di genere, hanno ripercorso simbolicamente l’itinerario della gara del 1924. Prima verso sud, da Milano a Catania e poi al contrario, da Bari a Milano, sono andate alla ricerca di storie di donne e hanno poi raccontato quest’avventura nel libro Cicliste per caso, sulle tracce di Alfonsina Strada.
“Abbiamo pensato di andare a cercare delle nuove Alfonsine, donne che, come lei allora, hanno perseguito con coraggio i loro desideri, i loro sogni, donne che oggi non si fermano di fronte alle disuguaglianze. E abbiamo voluto dimostrarlo noi per prime con il nostro corpo, andando e raccontando la possibilità di esserci, di fare dei viaggi, di essere presenti”.
La bici amica di tutte le età
La bici come mezzo livellatore non solo delle disuguaglianze di genere, ma anche d’età.
A portare la sua testimonianza in questo senso è Monica Nanetti, giornalista e scrittrice che sta per compiere 60 anni e il ciclismo non lo aveva mai praticato fino a 5 anni fa, quando in un momento di sconforto ha deciso di tirare fuori la bici dalla cantina e di attraversare con un’amica la via francigena.
“Siamo partite da Aosta e, dopo migliaia di chilometri, siamo arrivate a Roma. Una delle esperienze più pazzesche della mia vita”. Così l’ha definita Monica, che ispirata da quel viaggio ha realizzato il progetto intitolato Se ce l’ho fatta io, contenente una serie di iniziative il cui denominatore comune è “che per fare certe cose non hai bisogno di essere un atleta, ma ti basta sganciare la testa da dei vincoli che ti sei costruito da solo o che magari ti hanno cacciato dentro”.
Monica è un esempio per tutte quelle persone che vorrebbero, ma credono di non potere per limiti d’età e di forma fisica, una prova del fatto che prima del corpo, a mettersi in moto per affrontare un viaggio, è la volontà. “La bicicletta è un modo per ridurre le disuguaglianze, non soltanto donne in bicicletta, ma anche over 50. E adesso le possibilità si stanno allargando ancora di più perché ci sono anche le biciclette a pedalata assistita e i modi di fruizione sono ancora maggiori. Il viaggio in bicicletta non è presidio di giovani atleti. Ognuno lo interpreta a modo suo, ma chiunque, o quasi, può andare a farlo ed è estremamente inclusivo” ha commentato Monica.
Un mezzo inclusivo e aperto a tutti, che permette di immergersi nel territorio con tutti i sensi, amplificando le percezioni sensoriali: “Conoscere il territorio dal sellino di una bici è completamente diverso da qualunque altro modo di fruizione del territorio, hai una velocità che non è né la lentezza assoluta e la vulnerabilità di un viaggio a piedi, né l’estraneità che ti dà un viaggio in auto. Hai tutte le sensazioni legate all’essere esposto con tutti i sensi alle temperature, agli odori e ai rumori non filtrati.”
Il cicloturismo in Italia
Ed è proprio il desiderio di sperimentare un altro tipo di rapporto con il territorio ciò che spinge i turisti a scegliere il cicloturismo. A confermarlo è Matteo Montebelli, responsabile ricerche e pubblicazioni del centro studi del Touring Club Italiano, che ha restituito una fotografia generale delle delle persone che oggi scelgono di intraprendere viaggi in bicicletta.
Secondo Matteo molti rinunciano per ragioni legate alla prestanza fisica, quando in realtà questo genere di escursioni sono alla portata di tutti, basta solo ricordarsi di calibrare il percorso secondo le proprie esigenze e capacità. “Le persone pensano di non farcela, quindi è importante spiegare che ognuno calibrato al proprio passo può fare questo tipo di viaggio. C’è spazio anche per chi pensa di essere fuori tempo massimo o fuori forma”.
E se i limiti che a volte mettiamo noi a noi stessi costituiscono il maggiore impedimento, sono stati invece i limiti imposti dalle misure sanitarie degli ultimi anni a spingere molti a scegliere posti meno affollati e preferire mete italiane e il cicloturismo: “Negli ultimi anni abbiamo riscontrato che molte persone hanno colto l’occasione per sperimentare un viaggio attivo o anche per poter contaminare una vacanza tradizionale con delle escursioni in bicicletta. Quindi il tema dell’open air, visto come una misura sanitaria, ha dato invece l’opportunità di scoprire il territorio in modo nuovo”.
Il ciclismo per tutti dell’isola d’Elba
E con le handbike assistite la bicicletta non lascia indietro proprio nessuno, parola di Fernando Bardini, destination manager di Visit Elba, la voce unica con cui l’isola d’Elba comunica il proprio turismo.
“Vincere le disuguaglianze è l’obiettivo principale di Visit Elba, ospitiamo allievi di tutti i tipi perché l’isola è un buon posto per allenarsi” ha commentato Fernando presentando il progetto Elba4all, che mette a disposizione di tutti delle handbike elettriche assistite.
Elba4all, nata in collaborazione con Alex Zanardi, che all’isola d’Elba si recava spesso per allenarsi, mette a disposizione 4 handbike elettriche a pedalata assistita, dando la possibilità ai visitatori di godere delle bellezze del paesaggio con grande piacevolezza, grazie alla grande autonomia della batteria che permette a queste bici di passeggiare autonomamente. “I soggetti con disabilità possono usare le handbike gratuitamente, gli altri invece pagano e il ricavato viene devoluto in beneficenza per attività di sostegno di atleti disabili che si vogliono approcciare allo sport” ha spiegato ancora Fernando.
In bici alla scoperta della città
La bici per scoprire le bellezze della natura, ma anche quelle della città, passando per i suoi anfratti più segreti e sconosciuti.
É ciò che fa AbbracciaMI nella città di Milano.
Nato dal basso e poi inserito nel programma più ampio de LaCittàIntorno, il piano triennale di Fondazione Cariplo dedicato alla rigenerazione urbana, “AbbracciaMI è (il sogno di) un percorso ciclistico attorno alla città di Milano, un vero e proprio abbraccio in bicicletta” ha spiegato Marco Mazzei, ideatore del progetto.
“AbbracciaMI è la circle line di Milano, una linea che corre attorno alla città e unisce persone, attività e luoghi, attraversando gli spazi urbani abitati e in trasformazione”.
Non si tratta di una linea strutturale concreta, come potrebbe esserlo una pista ciclabile, ma di un “progetto nato andando a cercare strade a basso traffico, passaggi nei parchi, anche quelli che i ciclisti spesso chiamano i loro passaggi segreti, tutti i punti nei quali si può passare per rendere migliore un itinerario”.
AbbracciaMI permette di osservare e percepire il reticolato urbano da una prospettiva inusuale, diversa, dalla quale la città, forse proprio quella in cui si è sempre vissuto, si rivela nuova, inedita. “La cosa che mi sento spesso dire è: non credevo che questo scorcio potesse far parte della città o che questi due quartieri potessero essere così vicini” ha detto Mazzei, il quale sottolinea come lo scopo del progetto non sia semplicemente quello di esplorare una nuova relazione con la città, ma anche un altro tipo di socialità: “Le persone sono elementi sociali e la bicicletta amplifica questa caratteristica”.
Dalla passione con cui Marco racconta del suo progetto e da quella di tutti gli altri ospiti, emerge chiaramente come la bici non è semplicemente un mezzo come tutti gli altri, ma molto di più: un’amica, un sostegno, un modo per sentirsi liberi e per riscoprire il territorio, gli altri, ma soprattutto se stessi.






