Il decreto lavoro è stato convertito in legge dopo l’approvazione del Senato. La Camera dei Deputati aveva già dato parere favorevole.
Il decreto era entrato in vigore il primo maggio e doveva essere convertito in legge entro il 29 giugno altrimenti sarebbe decaduto.
I punti fondamentali del decreto
Ecco alcuni dei punti fondamentali del decreto recentemente convertito in legge:
- Salario giusto. Il cosiddetto salario giusto è quello stabilito sulla base dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro stipulati dai maggiori sindacati. Non è possibile stabilire un salario al di sotto di tale soglia. Il concetto di salario giusto è diverso da quello di salario minimo che stabilisce, invece, una soglia minima per legge, di nove euro lordi l’ora.
- Incentivi. Solo i datori di lavoro che garantiscono il salario giusto potranno usufruire del bonus per l’occupazione.
- Decontribuzione sulle assunzioni. Viene prorogata fino alla fine di quest’anno. I datori di lavoro non dovranno versare contributi per le lavoratrici svantaggiate, gli under 35 e i disoccupati nelle aree Zes assunti a tempo indeterminato.
- Stabilizzazioni. Le aziende che trasformano i rapporti di lavoro precario in contratti a tempo indeterminato riceveranno fino a 500 euro mensili per lavoratore per un massimo di due anni.
- Altri aspetti del decreto regolano la durata dei tirocini, la conciliazione lavoro-famiglia, la previdenza complementare.







