di Michela Dell’Amico
Scampati a guerre, violenze o carestie, ma anche sopravvissuti agli inferni italiani tipo Rosarno, Calabria. La Bee My Job Academy, nata ad Alessandria 6 anni fa, è una scuola di apicoltura per rifugiati e richiedenti asilo, e permette l’integrazione e l’inserimento lavorativo di migranti in aziende etiche del territorio.
Progetto pilota nel 2015, Bee My Job è ora cresciuto fino a diventare un modello riconosciuto a livello internazionale, che non si è fermato nemmeno davanti all’emergenza Covid, quando la formazione è continuata a distanza. Oggi sono 200 i ragazzi di Etiopia, Guinea, Mali, Gambia, Camerun e Senegal – solo per citare alcune delle loro provenienze – che hanno partecipato con pieno successo. Un mese di insegnamento legato all’apicoltura, integrato da moduli di lingua italiana, sicurezza sul lavoro, orientamento ai servizi sul territorio. Grazie all’Associazione Cambalache, si accolgono anche ragazzi con brutte storie di sfruttamento dai campi agricoli italiani.
Perché proprio l’apicoltura? “È un settore con forte richiesta di manodopera”, spiega Ilaria Leccardi di Cambalache “e la formazione è fattibile in tempi contenuti”. Dopo il corso, i ragazzi diventano tirocinanti nelle aziende. Tutte realtà che devono prima sottoscrivere “una carta etica, che attesti l’esclusione di ogni tipo di sfruttamento” continua Leccardi. L’Associazione assiste poi le aziende per i passaggi burocratici e finanzia i tirocini, creando quindi condizioni molto attrattiva per il settore.
Naturalmente il lavoro è etico anche per un altro risvolto sociale: il forte impatto positivo sull’ambiente di nuove colonie di api. “I ragazzi vengono scelti dopo un attenta indagine sulla loro voglia di imparare, sul livello di conoscenza della lingua, e in base ad eventuali esperienze precedenti in campo agricolo”.
Con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione SociAL e CONAPI, Consorzio Nazionale Apicoltori – e forte del patrocinio dell’UNHCR – l’Alto Commissariato dell’ONU, il progetto nato tra Piemonte e Lombardia ha potuto poi replicarsi in altri luoghi d’Italia. Nel 2018 in Emilia Romagna e Calabria. Nel 2019 a Rosarno e poi, nel 2020, a Pistoia. Si tratta di aziende a conduzione familiare, come Cascina Sabbione, una piccola fattoria in provincia di Pavia, o l’Apicoltura Fortini di Arzago d’Adda; ma anche grandi realtà come la trentina Mieli di Thun o la Tenuta Il Ritiro, azienda leader in Europa per la produzione di api regine. Con i suoi 3000 alveari, l’azienda è una delle eccellenze italiane nel lavoro con una precisa tipologia di api, le Regina Buckfast. Nel suo team sono 4 i ragazzi assunti stabilmente che arrivano dal percorso Bee My Job. Tre hanno tra i 20 e 30 anni, uno ne ha 40, e vivono in alloggi aziendali.
In Toscana, Bee My Job ha trovato collaborazione nella parrocchia di Vicofaro, a Pistoia, grazie al sostegno di MEDU, Medici per i diritti umani, e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Qui si è tenuto un corso di apicoltura a cui hanno preso parte sette ragazzi stranieri, due dei quali hanno poi avuto l’opportunità di essere inseriti in tirocinio all’Azienda Agricola La Ginestra di San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze, dove resteranno almeno un anno.
Ma non è finita. Contestualmente al progetto vanno avanti attività di sensibilizzazione della cittadinanza, e in particolare degli studenti, sul tema della sostenibilità ambientale e delle migrazioni forzate, che hanno connesso Cambalache con realtà come l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace” dell’Università di Pisa e la ong Acra. Di lì, una serie di webinar, in collaborazione con il Comune di Piacenza, per diffondere ulteriormente la storia e le tematiche del progetto Bee My Job.
Per acquistare, magari per Natale, prodotti collegati a questo bel progetto si può visitare lo store sul sito dell’Associazione Cambalache.





