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Città-spugna, il modello cinese per contenere le inondazioni

Redazione TheMapReport di Redazione TheMapReport
Giugno 3, 2022
in CSR
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Sponge-city-OK

Estati sempre più torride, precipitazioni estreme, siccità, perdità di biodiversità, innalzamento del livello del mare, e purtroppo, molto altro ancora.
Gli effetti del riscaldamento globale sul clima sono sempre più evidenti. Per questo in futuro sarà sempre più impellente la necessità di mettere in campo delle strategie per gestire in modo ottimale le risorse a disposizione, evitando gli sprechi e canalizzando al meglio l’acqua proveniente da precipitazioni intense e imprevedibili.
Una soluzione per risolvere il fenomeno delle inondazioni arriva dalla Cina, che combatte da sempre con le alluvioni in estate e con la siccità in inverno. Si tratta della cosiddetta “città spugna”, un approccio di pianificazione urbanistica che utilizza il paesaggio per trattenere l’acqua alla fonte, rallentarne il flusso e pulirla per destinarla ad altri usi durante il processo.
La città spugna è stata ideata nel 2013 da un gruppo di ricercatori cinesi guidati dal professor Kongjian Yu, urbanista e architetto del paesaggio e docente presso l’Università di Pechino. Per metterla a punto, Kongjian Yu si è ispirato alle tradizionali tecniche agricole della provincia costiera di Zhejiang, a sud di Shanghai, sua terra natia: in primo luogo si creano una serie di buche nel terreno, simili a degli stagni artificiali, dove viene raccolta l’acqua. Il deflusso avviene attraverso canali serpeggianti che attraversando zone verdi e parchi rallentano la furia delle acque. L’obiettivo è quello di trattenere l’acqua piovana nelle aree urbane impermeabilizzando il terreno in modo che parte di essa evapori e il resto venga gradualmente drenato.

Oltre a impermeabilizzare le strade e i marciapiedi, si piantano più alberi e si costruiscono edifici intelligenti, con i tetti coperti di erba per un maggiore assorbimento dell’acqua e le mura pitturate con colori chiari per riflettere il calore invece di assorbirlo.
Il principio è che, se ogni parte della città viene costruita per accogliere il fenomeno delle inondazioni, allora sarà possibile contenerlo. “Non si può combattere l’acqua, ma solo lasciarla andare”, dice Yu. Le caratteristiche che contraddistinguono una città spugna sono tre: adattabilità all’ambiente; sistematicità e completezza; rispetto dell’ambiente.
In un’intervista rilasciata al canale Euronews, Yu ha infatti spiegato che “anche se l’infrastruttura grigia di cemento, acciaio, tubi e pompe, può essere necessaria per risolvere problemi individuali urgenti, consuma enormi quantità di cemento ed energia, manca di resilienza e spesso è a più alto rischio di disastro. Rompe la connessione tra uomo e natura”.
Secondo Yu le città spugna utilizzano un sapere antico per fa fronte a un problema contemporaneo, vale a dire il riscaldamento globale. “Ora più che mai di fronte al cambiamento climatico globale e alle tecnologie industriali distruttive, dobbiamo ripensare il modo in cui costruiamo le nostre città, il modo in cui trattiamo l’acqua e la natura, e persino il modo in cui definiamo la civiltà. Le Sponge Cities sono ispirate all’antica saggezza dell’agricoltura e della gestione dell’acqua che usano strumenti semplici per trasformare la superficie globale su vasta scala in modo sostenibile”.

Alcuni esempi di città spugna in Cina
Il Qunli Stormwater Park di 34 ettari nella città di Harbin raccoglie, pulisce e immagazzina l’acqua piovana, proteggendo allo stesso tempo l’habitat naturale e fornendo un spazio verde pubblico.
Il nuovo agglomerato urbano che sta sorgendo nell’area di Pudong, a 65 chilometri da Shanghai, chiamato Lingang New City, è un buon esempio di città-spugna. Tetti coperti da vegetazione, zone umide per la cattura delle acque piovane, pavimentazioni permeabili e un grande lago al centro.
Il governo cinese ha già scelto 16 città pilota e ha assegnato a ciascuna di esse tra i 400 e i 600 milioni di yuan (circa 55 milioni di euro) per l’attuazione di strategie innovative di gestione dell’acqua, per raggiungere l’obiettivo di trasformare l’80% delle sue aree urbane in “sponge cities” entro il 2030.

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La redazione del quotidiano italiano TheMapReport è attiva dal 2019 e opera nel rispetto dei principi di veridicità, accuratezza, indipendenza e responsabilità sociale. TheMapReport si avvale di diversi giornalisti interni e di numerosi collaboratori esterni.

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