Esiste una probabilità, quasi del 100%, che entro 30 anni uno tsunami colpisca le principali città sul Mar Mediterraneo. Le città a maggior rischio sono Marsiglia, Alessandria e Istanbul. Lo ha rivelato giorni fa l’Unesco, spiegando che il rischio sta aumentando per via dell’innalzamento del livello del mare, dovuto principalmente a due fattori, entrambi correlati ai cambiamenti climatici: lo scioglimento dei ghiacciai e il fatto che l’acqua, scaldandosi, aumenta di volume. Tra le altre città a forte rischio ce ne sarebbero 40 “pronte per lo tsunami” in 21 Paesi entro il prossimo anno. Oltre a Marsiglia, Alessandria e Istanbul, anche Cannes e Chipiona, sulla costa atlantica spagnola vicino Cadice, sono ad alto rischio. Chiaro è che, a seconda del livello di intensità dello tsunami, poco importa di preciso dove avvenga. Lo tsunami nell’Oceano Indiano, il Santo Stefano del 2004, il più mortale della storia, ha ucciso circa 230.000 persone di 14 Paesi diversi, mentre il terremoto e lo tsunami di magnitudo 9,1 nel 2011, che ha raggiunto quasi 40 metri di altezza, ha ucciso 18.000 persone in Giappone (danneggiando Fukushima). Più che indicarci dove sarà, il programma “Tsunami-ready ” fa parte di uno sforzo più ampio dell’Unesco, per garantire che tutte le comunità a rischio sappiano cosa fare in caso di tsunami entro il 2030. Per questo l’Italia ha lanciato l’anno scorso una nuova rete di osservazione del livello del mare, coordinata dall’ISPRA, l’Istituto Nazionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale per aiutare a migliorare il rilevamento, il monitoraggio di tsunami e altri rischi a livello del mare nella regione del Mediterraneo. Il progetto SiAM-Sistema Nazionale di Allerta Tsunami punta a potenziare la rete di misurazione a onde lunghe e alta precisione e frequenza, con l’installazione di 6 nuove stazioni per la misura del livello del mare, che si trovano al largo di Cetraro Lido (Calabria), Capo Teulada (Sardegna), Portopalo di Capo Passero (Sicilia), Roccella Jonica (Calabria) e sugli isolotti di Marettimo (Sicilia) e Pantelleria (Sicilia).

“Gli tsunami del 2004 e del 2011 sono serviti da campanello d’allarme”, spiega Bernardo Aliaga, esperto di tsunami dell’Unesco. “Oggi siamo più al sicuro, ma ci sono lacune e dobbiamo migliorare: per esempio, il rischio tsunami è ancora sottovalutato nella maggior parte delle aree, compreso il Mediterraneo”. Altri centri di allerta si trovano in Grecia, Turchia, Francia e Portogallo. Ma gli tsunami nel Mediterraneo ci sono sempre stati, in Grecia e in Italia in particolare. Uno dei terremoti più mortali della storia colpì il Portogallo il giorno di Ognissanti del 1755, generando uno tsunami alto 6 metri a Lisbona e Cadice. Fino a 50.000 persone sono morte nel terremoto, ma molte altre hanno perso la vita negli incendi e nello tsunami che ne sono seguiti. Dal 1600 a.C. ad oggi nel Mediterraneo si sono verificati almeno 290 tsunami, alcuni dei quali particolarmente distruttivi. Nel catalogo degli tsunami mediterranei aggiornato al 2019, c’è in ordine di devastazione l’esplosione del vulcano Santorini, nel Mar Egeo, intorno al 1600 a.C. Il crollo della caldera provocò uno tsunami devastante, con onde alte circa 50 metri, che si diffusero in gran parte del Mediterraneo orientale, colpendo anche Turchia, Siria, Egitto e Palestina. Secondo alcune teorie, questo tsunami sarebbe stato la causa dell’improvvisa fine della civiltà minoica a Creta. Nel 365 d.C., un forte terremoto al largo di Creta, di magnitudo stimata tra 8 e 8,5, provocò un innalzamento della piattaforma costiera fino a 10 metri. Questo terremoto e il seguente tsunami causarono migliaia di morti e gravi danni in tutto il Mediterraneo, compresa la distruzione della famosa biblioteca di Alessandria d’Egitto. In Italia, lo tsunami di Messina del 1908, nato a seguito di un terremoto di magnitudo 7,1 Mw, accadde alle 5:20 del 28 dicembre e danneggiò gravemente le città di Messina e Reggio Calabria nell’arco di 37 secondi. Metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese perse la vita, generando la più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime, a memoria d’uomo, e del disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano. Maggiore ancora la magnitudo – 7,5 – che colpì al largo dell’isola di Amorgos (Mar Egeo) nel 1956, generando uno tsunami con onde che raggiunsero i 25 metri. Nel maggio 2003, un forte terremoto davanti alla costa algerina (Boumerdes) ha generato uno tsunami che non ha prodotto danni nelle coste limitrofe ma si è esteso fino alle coste francese e ligure. Negli ultimi anni diversi terremoti di magnitudo compresa tra 6,5 e 7 hanno generato piccoli tsunami nel Mediterraneo, il più insidioso dei quali è avvenuto nel 2017 vicino Kos (Grecia) e Bodrum (Turchia), con onde di quasi 2 metri.






