Cosa c’è dietro la tranquilla guarigione di Silvio Berlusconi dal Covid, da cui è uscito apparentemente bene, nonostante i quasi 84 anni e una pesante storia di patologie che vanno dal cancro alle operazioni al cuore? E cosa dire di Flavio Briatore che è stato ricoverato solo per un paio di giorni per precauzione al San Raffaele di Milano, per poi rimettersi velocemente nonostante i 70 anni compiuti, un tumore maligno al rene e un evidente sovrappeso? Ma come non sorprendersi anche di Zlatan Ibrahimovic che, quasi 40enne, risultato positivo al Virus a fine settembre, in una ventina di giorni si è rimesso a tal punto da essere, lo scorso 17 ottobre, il migliore in campo nel derby contro l’Inter, pur confrontandosi con giocatori che avevano anche poco più della metà dei suoi anni? Di fronte a questi casi, c’è chi si chiede se i VIP ricevano qualche cura miracolosa, preclusa alla gente comune.
The Map Report, ovviamente, non è in grado di dare una risposta a questo quesito che rientra nel campo di applicazione della responsabilità sociale (visto che tutti dovrebbero avere diritto alle migliori cure). Tuttavia, se la nostra redazione non ha il know-how per dare una risposta scientifica, può misurare il sentiment diffuso in Italia. Verificare, cioè, (indipendentemente del fatto se sia vero o meno) se la gente sia convinta effettivamente che i ricchi e, in generale i potenti, vengano curati meglio.
Nella giornata di oggi, giovedì 22 ottobre, abbiamo sentito telefonicamente 40 italiani di età compresa fra i 21 e i 70 anni, in maggioranza donne (55%) e del Nord (65%). Va precisato che si tratta di un campione casuale e non rappresentativo. Non siamo di fronte, perciò, a un sondaggio strettamente scientifico. L’indagine, comunque, è indicativa del mood che si respira. Al campione è stata posta la domanda: “Ritenete che i VIP contagiati abbiano un trattamento inaccessibile per i comuni cittadini?”. Erano previste tre risposte chiuse;
- “Sì, in generale per come vengono curati, e soprattutto per i farmaci che gli vengono somministrati, inaccessibili agli altri”.
- “Sì, ma solo per il trattamento da VIP, mentre tutti hanno accesso agli stessi farmaci, a seconda del bisogno”.
- “No, tutti ricevono le stesse “medicine” e, sostanzialmente, sono accuditi allo stesso modo”.
La maggioranza delle risposte si è divisa tra la risposta uno (45%) e due (45%). Solo il 10%, quindi, ritiene che l’odissea della malattia venga vissuta da tutti ad armi pari. Interessanti alcuni pareri. Nel gruppo di chi ha fornito la risposta uno, un’intervistata 50enne di Potenza ha affermato: “Che i ricchi siano trattati da star anche in ospedale è fuori di dubbio. Ma la vera discriminazione è che ricevono anche medicine costosissime che il Sistema Sanitario non può permettersi per tutti”.
Altri, invece, più che sul costo dei farmaci pongono l’accento sulla loro reperibilità: “Se sul mercato ci sono poche dosi di una medicina portentosa, state pur certi che non la somministrerebbero a me”, si lamenta un componente del campione 68enne di Bologna. “Non arrivo a credere che esistano medicine-panacea riservate all’Elite. Piuttosto, non è credibile che l’attenzione del personale medico e anche la stessa sistemazione in ospedale, non sia legata allo status socioeconomico del paziente”, commenta una 50enne napoletana che ha optato per la risposta due.
“Al Berlusca avranno messo a disposizione le infermiere più belle e le lenzuola più lussuose, ma non credo che gli abbiano fornito farmaci miracolosi, nonostante le voci sul leggendario vaccino che gli avrebbe regalato il suo amico Vladimir Vladimirovich Putin”, insinua con un po’ di ironia, una 45enne sanremese che, anche lei, ha votato per la risposta due. “Siamo tutti uguali davanti alla legge e anche davanti a Ippocrate, ai cui insegnamenti hanno giurato di aderire i medici. Quindi, al di là di qualche insignificante favoritismo, tutti hanno avuto lo stesso trattamento”, questa l’opinione di uno dei quattro intervistati che ha scelto la risposta tre. Si tratta di un 20enne della Provincia veneta e, probabilmente, le illusioni della gioventù e il crescere in una delle città più cattoliche d’Italia hanno influito sul suo giudizio.






