Diamo un’occhiata a cosa sta succedendo nel mercato delle energie pulite e perché tutti continuano a parlarne.
Le fonti fossili hanno i giorni contati? Non proprio da domani, diciamocelo. Però il cambio di rotta c’è ed è imponente. Tra leggi stringenti e fondi europei o americani, chi lavora con il sole, il vento e la biomassa si trova in mezzo a una pioggia di capitali. Chi vuole investirci oggi ha davanti un’offerta infinita, ma comprarsi la singola azione della società che produce pannelli solari è un terno al lotto. Meglio un ETF. Diversifichi, ti metti in tasca un paniere di aziende e dormi sonni un po’ più tranquilli.
Il problema è che non tutti questi fondi viaggiano alla stessa velocità. Anzi.
| Nome ETF | ISIN | TER p.a. | Rendimento 1 Anno | Rendimento 3 Anni |
| iShares Essential Metals Producers | IE000ROSD5J6 | 0,55% | +69,44% | – |
| Amundi Global Bioenergy (USD Acc) | LU1681046188 | 0,35% | +52,79% | +29,76% |
| Invesco Wind Energy | IE0008RX29L5 | 0,60% | +36,26% | +45,88% |
| iShares Global Clean Energy (Acc) | IE000U58J0M1 | 0,65% | +31,48% | -4,35% |
| Invesco Solar Energy | IE00BM8QRZ79 | 0,69% | +33,02% | -30,77% |
Guardando i dati più recenti di agosto 2026, la forbice tra chi guadagna e chi perde è impressionante. Se prendiamo ad esempio l’iShares Global Clean Energy Transition (IE00B1XNHC34) – che con i suoi 2,7 miliardi abbondanti resta il colosso del settore – vediamo un rendimento annuo sopra il 31%. Niente male. Ma se allarghi l’orizzonte a tre anni, il conto torna in rosso. Il motivo? Molte di queste società avevano corso troppo prima, pagando poi pegno con il rialzo dei tassi d’interesse.
Chi sta davvero facendo i botti in questo periodo sono le nicchie. Gli ETF focalizzati sulle bioenergie (come l’Amundi Global Bioenergy, LU1681046188) viaggiano a cifre record: +52% in dodici mesi e quasi un +30% su base triennale. Idem per i fondi legati ai produttori di metalli critici per la transizione, che hanno sfiorato il +70% in un solo anno.
Insomma, il solare puro (penso all’Invesco Solar, IE00BM8QRZ79) sta finalmente provando a rialzare la testa (+33% nell’ultimo anno), ma paga ancora una storia recente parecchio tormentata (-30% a tre anni).
Prima di buttarsi e scegliere un prodotto a caso su Borsa Italiana o Tradegate, ha senso guardare un paio di cose pratiche. Per prima cosa le commissioni: si passa dallo 0,35% annuo dei prodotti Amundi o Xtrackers fino ad oltre lo 0,65% dei colossi iShares e Invesco. Può sembrare una miseria, ma su dieci anni quella differenza si sente eccome. Poi c’è il discorso fiscale e di gestione: se vuoi che i dividendi si reinvestano da soli punta sulle classi ad accumulazione, mentre se cerchi un’entrata periodica vai su quelli a distribuzione.







