La manovra procede a passo lento e fatica a decollare. Il 13 ottobre 2026, mentre il Consiglio dei ministri vara il Documento programmatico di bilancio, i contenuti restano non definiti e il nodo delle coperture è ancora tutto da sciogliere. L’arrivo in Parlamento della quinta legge di bilancio del governo Meloni slitta, perché l’esecutivo ha deciso di provare la carta europea per dare risposte alle famiglie in affanno per l’infiammata dell’inflazione.
Un ordine del giorno corretto dopo tre quarti d’ora
Palazzo Chigi nel pomeriggio diffonde un ordine del giorno che contempla, oltre al Dpb, anche «l’illustrazione delle linee» della manovra. Tre quarti d’ora dopo l’odg viene «aggiornato» e il punto sparisce. Fonti di Palazzo Chigi parlano di «mero errore materiale» e ricordano che era stato lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a chiarire in Aula che l’approvazione sarebbe avvenuta in un momento successivo.
Giorgetti aspetta l’Eurogruppo del 9 novembre
Prima di chiudere la manovra, Giorgetti vuole aspettare la conclusione della procedura europea sulla clausola di salvaguardia, per definire una manovra con «contorni definiti». Il verdetto dovrebbe arrivare dall’Eurogruppo del 9 novembre: per questo potrebbe non essere rispettato il termine, non perentorio, del 20 ottobre per l’invio del testo al Parlamento. Il governo incassa intanto il via libera del Parlamento al Documento programmatico di finanza pubblica e allo scostamento per quasi 29 miliardi di flessibilità concessa dall’Ue per energia e difesa.
Il taglio Irpef fino a 60mila euro non è più una certezza
Quella che appariva ormai una certezza, l’estensione del taglio dell’Irpef fino a 60mila euro, viene ora data per improbabile. La misura, che il 10 ottobre il viceministro dell’Economia Maurizio Leo davanti alla platea di Confartigianato dava quasi per fatta, è al momento congelata, fanno sapere fonti della maggioranza. E gli alleati non sembrano tutti d’accordo: «Assolutamente no, bisogna procedere per un nuovo taglio dell’Irpef», fa muro il leader di Forza Italia Antonio Tajani.
Al posto della misura, che avrebbe riguardato 3,3 milioni di contribuenti, ora si pensa a un bonus per i fragili, che intercetterebbe una platea più ampia. L’idea, sulla falsariga di una proposta di Forza Italia, è di anticipare all’anno in corso le detrazioni Irpef per le spese sanitarie. Il Mef è intanto intenzionato a confermare la detassazione degli incrementi contrattuali e l’iperammortamento, che si punta a rafforzare. Per il ministro della Salute Orazio Schillaci l’importante è che i fondi vengano «spesi bene».
Flat tax, fringe benefit e la caccia alle coperture
Si lavora, Bruxelles permettendo, per estendere la flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro: una proposta della Lega, che spinge pure per le pensioni anticipate e per il taglio del canone Rai. Per i giovani l’idea è una flat tax sugli aumenti contrattuali, oltre alla no tax area per gli under 35 voluta da Forza Italia; zero tasse ai giovani le chiede anche Noi Moderati, che punta su misure per gli affitti a lungo termine. FdI vorrebbe rendere strutturale la detassazione dei fringe benefit, mentre gli azzurri propongono di estendere l’esenzione dal bollo a tutte le prime auto, comprese quelle aziendali.
A rendere più complicato il puzzle è la caccia alle coperture: gli occhi sono puntati sulle banche, con Matteo Salvini che si aspetta 5 miliardi e Tajani che dice sì a un contributo ma senza tassare gli extraprofitti. Si guarda anche ad assicurazioni, società energetiche, giochi, sigarette e risparmi del Pnrr. Sui tavoli tecnici si ragiona su coperture da trovare per circa 8 miliardi che, aggiungendosi ai 14,4 miliardi di flessibilità, porterebbero a una manovra da poco più di 22 miliardi.
«Si annunciano nuvoloni all’orizzonte», ammette Giorgetti, che prima di «uscire in mare» assicura la rotta tenuta in questi anni, lungo la linea della «prudenza» e del «rigore», rispettando il sentiero del «consolidamento» dei conti.







