La Commissione europea ha approvato il piano con cui l’Italia accede a circa 8 miliardi di euro di prestiti destinati alla difesa. La conferma è arrivata il 13 ottobre dal portavoce dell’esecutivo Ue, Thomas Regnier. I soldi rientrano nel programma Safe (Security Action for Europe), lo strumento con cui l’Unione mette a disposizione degli Stati membri fino a 150 miliardi di euro per rafforzare gli eserciti e l’industria militare europea.
«È un piano molto importante per noi e per l’Italia, dato il ruolo che l’industria della difesa italiana sta svolgendo in Europa e per l’Europa», ha detto Regnier. Resta il fatto che si tratta di debito: gli 8 miliardi andranno restituiti, con gli interessi. Safe è il principale strumento di finanziamento del piano ReArm Europe, poi ribattezzato Prontezza per il 2030.
Cosa entra nel piano
Il regolamento europeo divide gli investimenti ammissibili in due categorie. La prima comprende munizioni, missili, artiglieria, mezzi per il combattimento terrestre, droni di piccole dimensioni, sistemi antidrone, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e mobilità militare. La seconda riguarda sistemi più complessi: difesa aerea e antimissile, navi e capacità sottomarine, droni di dimensioni maggiori, trasporto aereo strategico, sistemi di comando e intelligence, satelliti e protezione delle infrastrutture spaziali.
L’obiettivo dichiarato è accelerare gli acquisti militari e far crescere la capacità industriale europea, incentivando gli appalti comuni tra gli Stati. Tra i partner possono entrare anche soggetti esterni all’Unione, come Regno Unito e Ucraina. L’Italia aveva inizialmente ottenuto un massimale di 14,9 miliardi, poi ridotto a poco più di 8.
Dal Samp/T al Gcap, i programmi sul tavolo
Il programma pluriennale presentato dal ministero della Difesa al Parlamento raccoglie investimenti dibattuti da anni, tra costi aumentati e cambi di necessità operative. Tra gli interventi più rilevanti c’è il potenziamento della difesa aerea e missilistica. Il Samp/T prevede nuove batterie, con il radar Kronos prodotto da Leonardo, l’integrazione di diverse capacità missilistiche e l’ammodernamento delle scorte. La seconda fase, esaminata dal Parlamento nel 2026, vale circa 2,29 miliardi e arriva fino al 2039.
Un altro investimento strategico è il Gcap, sviluppato con Regno Unito e Giappone: un velivolo da combattimento di nuova generazione e sistemi cooperanti senza pilota, pensati per iniziare a sostituire gli Eurofighter dal 2035. Sul fronte spaziale sono previsti nuovi satelliti per le comunicazioni militari e la sorveglianza, con investimenti fino al 2031. L’Italia partecipa inoltre a quattro progetti industriali europei di interesse comune: Decoder (droni e antidroni), Imsd (difesa marittima e dei fondali), Space (tecnologie spaziali) ed Eu-Fiamd (difesa aerea e missilistica integrata).
Nel Documento di finanza pubblica dell’aprile 2026 il governo ha scritto che il piano comprendeva investimenti già inseriti nei capitoli di bilancio della Difesa e che quei programmi «non porteranno a spese aggiuntive», salvo limitate eccezioni da compensare con riduzioni di altre voci.
Tempi, anticipo e rimborsi
Prima di incassare, l’Italia deve passare un altro giro: il Consiglio dell’Ue dovrà approvare il piano aggiornato. Solo dopo si potrà firmare l’accordo di prestito e versare un anticipo fino al 15%, che su 8 miliardi significa circa 1,2 miliardi.
Le decisioni di esecuzione vanno adottate entro il 30 giugno 2027. Gli Stati potranno presentare richieste di pagamento due volte l’anno, accompagnate dalle prove dei progressi compiuti, e le erogazioni potranno essere autorizzate fino al 31 dicembre 2030, lo stesso orizzonte politico della strategia europea per la piena prontezza alla difesa. Gli accordi di prestito potranno durare al massimo 45 anni, con un periodo di grazia sul capitale fino a dieci anni. I rimborsi partiranno nel 2035, ma il tasso di interesse non è ancora stato stabilito.







