Cristina Giai Pron, ex canoista con un bronzo mondiale, un titolo europeo e cinque partecipazioni alle Olimpiadi, tra cui un quarto posto ad Atlanta 1996, ha di nuovo un tumore al pancreas. Lo racconta il 20 ottobre 2026: la malattia era già stata sconfitta una volta, ora è tornata e con essa il problema di pagare le cure. Il Daraxonrasib, definito la nuova cura rivoluzionaria contro il tumore al pancreas, per lei oggi non è accessibile in Italia.
Dopo la carriera sportiva Giai Pron era rimasta nell’ambiente militare, prima nel Corpo forestale e poi nell’Arma dei Carabinieri. Le terapie l’hanno portata a essere dichiarata inabile al lavoro e collocata in pensione: percepisce circa 800 euro al mese. È madre di due figlie adolescenti, cresciute con la sua stessa passione per lo sport.
Il tumore operato, poi il ritorno della malattia
All’inizio il tumore era stato individuato in tempo per essere operato. Seguirono una chemioterapia durissima e controlli che non mostravano più tracce della malattia. Il tumore si è ripresentato nel 2020, circa due anni dopo: le metastasi avevano raggiunto anche le ovaie. Un nuovo intervento ha permesso di rimuovere le metastasi che avevano raggiunto le ovaie, mentre altre lesioni erano disseminate nel peritoneo e non potevano essere operate.
Giai Pron ha ricominciato con la chemioterapia, fino a quando il corpo non l’ha più sopportata. «Dopo circa un anno ho iniziato a sanguinare da tutte le mucose, perfino dagli occhi, dal naso e dalla bocca. Il fisico non reggeva più e abbiamo dovuto sospendere. A quel punto ho iniziato a cercare altre possibilità», racconta.
Dalla sperimentazione di Milano alla terapia non rimborsata
Ha pagato di tasca propria le indagini genetiche, studiato le sperimentazioni disponibili e contattato i centri specializzati. Nel giugno 2025 è riuscita a entrare in una sperimentazione a Milano, basata su un trattamento diretto contro una particolare proteina, la claudina. «Stavo peggio che con la chemioterapia. Non riuscivo più a mangiare né a bere. Ricordo che avevo una sete tremenda, ho provato a prendere un ghiacciolo e non sono riuscita nemmeno a mandarlo giù. Poi, dopo alcuni cicli, la tollerabilità è migliorata e ho potuto continuare».
Per diversi mesi la malattia è rimasta stabile. All’inizio del 2026 le metastasi hanno ricominciato a crescere e a maggio la sperimentazione è stata interrotta. A luglio è stata operata d’urgenza per complicazioni che hanno coinvolto anche i reni. Grazie alla mappatura genetica ha individuato un’altra possibile terapia all’Istituto nazionale dei tumori di Milano: un farmaco già utilizzato per altre patologie con la stessa mutazione, non rimborsato per il suo caso di tumore al pancreas. Costa 15mila euro al mese. Giai Pron si aiuta con i soldi messi da parte e con la generosità di chi ha donato sulla sua pagina GoFundMe.
Il Daraxonrasib e il conto delle figlie
Sul Daraxonrasib è netta: «Sono contenta che la ricerca faccia passi avanti. Io non so se sono compatibile, ma la vera questione è che finché non verrà approvato l’uso compassionevole in Italia per me sarà inaccessibile».
Il prezzo indicato è di 40mila dollari al mese. «Tutti quei soldi non ce li ho. Parliamo di 40mila dollari al mese. Ho già fatto ragionamenti del genere in passato per altre cure costose. Ho pensato di vendere la casa, ma dove andrei a vivere nel frattempo? Ho una famiglia, delle figlie che hanno le loro esigenze e che stanno crescendo. E tutto per qualche mese di speranza in più. Se mi dicessero che potrei guarire davvero andrei anche a vivere sotto a un ponte. Ma la cura definitiva non esiste».
Nelle sue parole c’è anche il peso sulle figlie: «Già è difficile per loro avere una mamma giovane e malata. Se poi, per colpa della mia malattia, non posso più permettermi di farle continuare a praticare lo sport che amano, il peso diventa ancora più grande».
Quando la salute glielo permette continua a collaborare con un’associazione sportiva che organizza attività all’aperto per gli studenti, tra escursioni sul Po e iniziative nei parchi. «Alla fine devi prendere in mano la tua vita e la tua malattia, fare scelte a volte anche coraggiose. Non è facile trovare le energie, soprattutto dopo tutto quello che hai passato. Ma io ho ancora tanta voglia di uscirne».







