A Strasburgo il Partito popolare europeo, i Socialisti e democratici e i liberali di Renew Europe hanno raggiunto un accordo che rinvia l’obbligo di azzerare le emissioni di CO2 delle nuove auto entro il 2035. L’intesa è stata annunciata il 20 ottobre dalla presidente di Renew, Valérie Hayer, e apre la strada alla vendita di automobili a benzina e diesel anche dopo quella data, pure con motori tradizionali e a determinate condizioni. Fino all’approvazione della riforma resta in vigore il target del 100% di riduzione delle emissioni per le nuove vetture dal 2035, previsto dalla norma attualmente in vigore.
Il testo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e ottenere il consenso del Consiglio dell’Ue.
Cosa cambia nei calcoli per i costruttori
La riduzione effettiva delle emissioni allo scarico richiesta ai costruttori scenderebbe all’87,5% rispetto ai livelli del 2021. Un altro 7,5% potrebbe essere contabilizzato con crediti legati all’acciaio prodotto in Europa a basse emissioni di carbonio, mentre il restante 5% sarebbe concesso senza obbligo di compensazione. I costruttori potrebbero così mantenere una quota di emissioni residue pari al 12,5% del riferimento del 2021, con i limiti calcolati sulla media delle vetture immatricolate da ciascuno.
Dal 2030 arriva la categoria dei VEEF, sigla di Vehicles running Exclusively on Eligible Fuels: veicoli alimentati esclusivamente con carburanti ammessi dalla normativa europea. Fino al 2032 rientrano quelli conformi alla direttiva sulle energie rinnovabili, purché garantiscano una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 65%. Dal 2033 il perimetro si restringe ai carburanti sintetici ammessi e ai biocarburanti avanzati, compresi quelli ricavati da determinate categorie di rifiuti e residui.
Utility factor, crediti e percorso dei furgoni
Il compromesso congela fino al 1° gennaio 2030 l’utility factor, il parametro che stima quanta parte dei chilometri percorsi viene effettuata con il solo motore elettrico. Il riferimento indicato è un’autonomia elettrica di 120 chilometri. I target potranno essere distribuiti su più esercizi: per il 2029 è previsto un meccanismo di crediti accumulabili entro un tetto di 8 grammi di CO2 per chilometro, mentre il biennio 2030-2031 sarà considerato unitariamente ai fini della conformità. Confermati i supercrediti, che nel calcolo delle emissioni di flotta fanno pesare più di una normale automobile alcune vetture, soprattutto le piccole elettriche prodotte in Europa.
Per i furgoni il percorso è separato: riduzione delle emissioni del 35% nel 2030 e dell’80% nel 2035.
Salini e i prossimi passaggi in Parlamento
Tra i protagonisti della trattativa c’è l’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini, relatore della revisione del regolamento, che ha rivendicato il superamento del divieto di fatto delle nuove auto con motore a combustione. Il calendario indica un voto parlamentare il 4 novembre, prima del passaggio in plenaria atteso entro dicembre.
Secondo un rapporto di S&P Global Ratings, la quota dei marchi cinesi in Europa potrebbe salire dall’8% attuale al 10-15% entro il 2030.
L’accordo coinvolge anche l’Industrial Accelerator Act, il pacchetto di misure pensato per sostenere la produzione industriale europea. Sono inoltre sul tavolo possibili aggiustamenti all’Ets2, il sistema di scambio delle quote di emissione che riguarderà i combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale, con avvio della fase di mercato previsto nel 2028. Le regole europee sulle emissioni delle nuove vetture non impongono di rottamare nel 2035 le automobili a benzina e diesel già acquistate.







