A seguito della morte di Andrea Papi, il runner di 26 anni ucciso da un orso nei boschi di Caldes, in Val di Sole, in provincia di Trento, è stata emessa un’ordinanza urgente, firmata dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, per abbattere l’animale.
L’orso, da poco identificato sulla base delle analisi genetiche effettuate nei laboratori della Fondazione Edmund Mach, è JJ4, un esemplare femmina di 17 anni. Oltre alla sua, si prevedono ordinanze per la rimozione di altri esemplari problematici: MJ5 e M62.
Per il presidente Maurizio Fugatti “la presenza di oltre un centinaio di orsi non è sostenibile; dobbiamo riportare la popolazione a circa cinquanta, non importa come”.
La presenza di orsi in Trentino è riconducibile al progetto Life Ursus, finanziato dall’Unione europea, e partito nel 1996 con l’obiettivo di tutelare la popolazione di orso bruno del Brenta.
Ai tempi lo studio di fattibilità condotto nell’ambito del progetto stabilì di reintrodurre gli orsi sul Brenta: 9 individui (3 maschi e 6 femmine di età tra 3 e 6 anni) sono stati scelti per ricreare in 20-40 anni una popolazione di orsi di 40-50 individui.
L’areale doveva andare ben oltre i confini del Trentino, mentre la maggior parte del centinaio di esemplari attualmente presente in Trentino si sposta all’interno di un’area ampia circa 1.500 chilometri quadrati (pari a un quarto dell’intero territorio provinciale) e fortemente antropizzata.
Per questo Fugatti ha detto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che “il progetto così com’è, oggi, non sta più in piedi e va rivisto in maniera radicale. Il sovrannumero di esemplari rispetto alle previsioni originarie dovrà essere rimosso”.
Secondo la Lega Anti Vivisezione l’ordinanza firmata da Fugatti “ha il sapore di una vendetta nei confronti dell’orso” e ha annunciato di voler fare ricorso al Tar, rispondendo “colpo su colpo a questa rappresaglia insensata nei confronti degli orsi voluta dal Presidente Fugatti, che non ha mai fatto nulla per garantire la sicurezza dei cittadini, informandoli ed educandoli ad una corretta convivenza con gli animali selvatici”.
Da parte sua, l’Organizzazione internazionale protezione animali invita la provincia di Trento a seguire il modello di gestione della fauna selvatica attuato al Parco nazionale d’Abruzzo, dove non si sarebbero mai registrati problemi di convivenza tra umani e animali.
Il WWF, invece, si dimostra favorevole all’abbattimento, sostenendo che, se l’orso “mostra conclamati comportamenti pericolosi per l’incolumità umana, arrivando ad aggredire mortalmente una persona, la rimozione di questo individuo diminuisce i rischi di nuovi episodi simili e migliora l’accettazione sociale della popolazione verso la specie. Il ricorso alla rimozione deve, ed è sempre bene ribadirlo, essere in ogni caso l’ultima soluzione, quando la pericolosità dell’animale è conclamata e non esistono altre possibili soluzioni”.
Sul caso interviene anche Legambiente, lanciando un appello al ministero dell’Ambiente “per chiedere che venga istituito in tempi rapidi un tavolo tecnico e di confronto al dicastero con regioni, aree protette e associazioni perché la grande sfida da affrontare è il miglioramento della gestione e la convivenza con l’orso, e lo si può fare solo insieme con il supporto della scienza e coinvolgendo in uno step successivo anche le comunità locali. Solo così si potrà evitare che si dia il via ad una nuova caccia alle streghe che abbia per protagonista l’orso, rischiando di far crescere e aumentare la paura nelle comunità locali e tra i turisti”.
Legambiente ricorda che questo sarebbe il primo caso registrato nel nostro Paese negli ultimi 150 anni di un’aggressione di un orso che provoca una vittima, a fronte di 7 aggressioni ufficialmente registrate nell’area alpina italiana negli ultimi anni e qualche decina di contatti diretti tra il plantigrado e l’uomo.
“La tragicità dell’evento e il dolore del momento non devono far dimenticare i rischi insiti nella natura e negli animali che la frequentano, e al tempo stesso”, sottolinea Legambiente, “è importante aspettare gli esiti della relazione ufficiale di ISPRA che chiarirà la dinamica dei fatti per prendere le decisioni più appropriate”.







