Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, intervistato da Adnkronos sui risultati del rapporto “Pendolaria 2024 – Speciale aree urbane”, che fa il punto sul ritardo italiano sulle infrastrutture di trasporto sui binari, ha espresso la sua opinione su alcuni temi controversi, come lo stop alle auto a motore termico e il sì del governo Meloni alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Su quest’ultimo punto, Ciafani, parlando a nome di Legambiente, ha detto: “Per noi è assolutamente incomprensibile: puntare sulla cattedrale nel deserto della mobilità”.
“Il governo Meloni avrebbe dovuto fare di più per il trasporto pubblico, considerando che ha deciso di spendere 11 miliardi di euro (9 a carico dello Stato, 2 a carico di Sicilia e Calabria) per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera la cui utilità è assolutamente dubbia, per usare un eufemismo”, ha chiosato Ciafani. “Mentre si spendono 9 miliardi delle casse dello Stato per il Ponte di Messina si lasciano i soliti problemi agli italiani che usano il trasporto pubblico per spostarsi. Per molti prendere un mezzo pubblico per andare al lavoro è semplicemente impossibile, qual è la conseguenza? Che milioni di italiani usano ogni giorno la propria macchina con inevitabili ricadute sull’ambiente e sulla vivibilità delle città”.
Il presidente di Legambiente ha poi chiarito la sua posizione in merito a un altro tema che polarizza il dibattito pubblico: la misura voluta dall’Unione europea che impone lo stop alla produzione di auto a motore termico a partire dal 2035. Intervenendo alla terza edizione di LetExpo a Verona il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha polemicamente dichiarato che “tutto il settore auto e moto italiano contribuisce alle emissioni di CO2 nel mondo per lo 0,4%. Qualcuno a Bruxelles – ha detto Salvini – ha pensato a una direttiva che da 2035 mette fuori mercato le auto a benzina e diesel per il solo elettrico. Non è sostenibilità ambientale, è il suicidio di un intero comparto economico e industriale, senza nessuna motivazione ambientale”.
“Il flop delle auto elettriche è dovuto al fatto che siamo partiti con grandissimo ritardo nell’implementare le infrastrutture lungo la penisola”, sottolinea Ciafani. “Un discorso che vale per le colonnine nelle aree pubbliche ma anche in quelle private come garage e altre pertinenze private e condominiali”.
Secondo il presidente di Legambiente, oltre alla carenza di infrastrutture, il mancato successo dei veicoli elettrici in Italia è dovuto alla mancanza di un sistema di incentivi adeguato, simile a quello di altri Paesi europei. Questo sistema dovrebbe permettere ai cittadini di sostituire le auto a combustione interna con quelle elettriche. A proposito di incentivi, riferendosi all’operato del governo Meloni, apertamente contrario al divieto di vendita di auto a benzina e diesel dal 2035, il presidente di Legambiente ha specificato: “All’attuale governo va riconosciuto che i nuovi incentivi fanno uno sforzo in più rispetto a quelli precedenti. Innanzitutto, sono strutturati in maniera più logica e sono modulati in base al reddito prevedendo un tetto massimo di spesa. Se tu vuoi l’auto elettrica più costosa o comunque oltre una certa soglia di valore è giusto che te la compri da solo, perché evidentemente ne hai le possibilità”.







