Il 23 ottobre 2026 la commissione di Garanzia per gli scioperi ha chiesto la precettazione degli autotrasportatori che continuano a bloccare le strade. La richiesta è arrivata con una nota ufficiale, dopo il decreto legge varato d’urgenza dal Consiglio dei ministri: un pacchetto da 175 milioni di euro per autotrasporto, agricoltura e pesca, di cui 105 milioni ai tir. Lo stesso decreto ha fatto slittare al primo gennaio 2027 la tassa sui minipacchi.
Il pacchetto economico ha prodotto la rimozione dei blocchi quasi ovunque. Sicilia, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria hanno revocato i presidi subito. In Campania diversi autotrasportatori sono rimasti fuori dai caselli autostradali e li hanno smontati solo in nottata.
Che cosa è la precettazione
È un ordine formale e vincolante con cui l’autorità pubblica blocca, riduce o rinvia uno sciopero quando lo ritiene capace di ledere i diritti fondamentali dei cittadini. La firma spetta alle massime autorità amministrative dello Stato: può essere un ministro, oppure un prefetto se la protesta ha rilevanza locale o provinciale. L’intervento arriva di norma su segnalazione della commissione di Garanzia, organo indipendente che valuta il rispetto delle regole.
Il presupposto è preciso: lo sciopero deve mettere a rischio i servizi pubblici essenziali e pregiudicare diritti costituzionali come la libertà di circolazione, la tutela della salute, la sicurezza. Per i camionisti autonomi e per le imprese di trasporto la legge parla di «fermo dei servizi».
Le regole per il fermo dei tir
Il Codice di autoregolamentazione del 2001 fissa le condizioni. I camionisti possono decidere di non far circolare i propri mezzi, accettando ritardi nelle consegne e difficoltà nei rifornimenti, a patto di garantire i trasporti indispensabili. Quando la protesta impedisce o ostacola la circolazione degli altri veicoli, scattano anche le leggi sul blocco stradale.
La commissione ha scritto che i presidi rimasti «prolungano criticità ormai insostenibili negli approvvigionamenti dei beni di prima necessità» e si svolgono «in palese violazione delle regole di settore e del Codice di autoregolamentazione». Ha chiesto «le misure e i provvedimenti necessari a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese», prendendo atto «del senso di responsabilità e della collaborazione dimostrati da alcune sigle dell’autotrasporto».
Chi ignora l’ordine rischia multe salate, di importo diverso a seconda che a violarlo siano singoli lavoratori, sindacati o dirigenti aziendali.
Dagli aiuti all’ordine di riprendere le consegne
La premier Giorgia Meloni ha rivendicato l’ascolto: «Il governo ascolta chi manifesta pacificamente». Poi è arrivato l’avvertimento: «In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo. Useremo tutti gli strumenti che la legge ci offre, comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale».
Poco dopo è arrivata la richiesta di precettazione. La commissione ha chiesto «l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese».







