Se noi italiani pensiamo all’Italia (e a maggior ragione gli stranieri) ci possono venire in mente le immagini delle nostre splendide coste, delle città d’arte, delle dolci colline e dei tanti borghi caratteristici. Difficilmente tendiamo ad associare l’idea del nostro Paese a quello di foresta.
Eppure è quello che dovremmo fare, perché l’Italia è ricoperta di foreste in modo insospettabile.
A dircelo è il primo rapporto “Foreste in Comune”, un’indagine socioeconomica promossa da PEFC Italia insieme a UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), Legambiente e al Consorzio Caire.
Un sorpasso storico
Nessuno sa che in Italia da almeno 20 anni la superficie delle foreste ha superato quella dei campi coltivabili: è la prima volta che accade e nessuno lo sa perché nessuno ne parla.
Ma come è stato possibile tutto questo? C’è stato un piano di riforestazione che è riuscito così bene?
No, affatto. La crescita delle foreste non è merito dell’uomo ma è il risultato di un fenomeno doloroso, e cioè lo spopolamento delle aree rurali e montane.
La natura si è semplicemente ripresa i suoi spazi, è avanzata silenziosa sui villaggi che stavano morendo e sui terrazzamenti abbandonati. Le foreste si concentrano infatti per oltre il 75% nei comuni montani, territori fragili con tanti anziani e pochi servizi.
Il paradosso italiano
Le foreste italiane sono vive, sono ricche, ogni anno assorbono decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera.
Siamo circondati da boschi, ma importiamo legno più di chiunque altro al mondo.
Usiamo il legno locale solo per stufe e caldaie, ma il potenziale che si nasconde dentro le nostre foreste è enorme se riuscissimo a usare quel legno in modo sostenibile inserendolo in filiere industriali green come edilizia sostenibile e produzione di confezionamenti biologici.
Perché accade questo? Perché il 63% dei boschi è privato, perché in Italia ci sono (giustamente) normative sulla tutela molto stringenti, ma soprattutto perché i piccoli comuni che si trovano a gestire enormi aree boschive non hanno le risorse e spesso neanche le capacità tecniche e amministrative per mettere a frutto il loro territorio.
Cosa fare allora?
Il rapporto “Foreste in Comune” è chiaro: non dobbiamo considerare più le foreste come un semplice elemento decorativo ma come la più grande infrastruttura verde del Paese. Anzi, l’infrastruttura fondamentale per una transizione ecologica ed economica delle comunità locali.
Ma cosa bisognerebbe fare in pratica?
Il ruolo delle Regioni
Bisogna capire che i piccoli comuni da soli non ce la possono fare, devono cooperare con altri comuni sotto la supervisione della Regione.
Unendo le forze, i sindaci possono fare tante cose: pianificare e certificare la gestione dei boschi secondo standard internazionali come il PEFC; possono sostenere le imprese forestali locali; possono monetizzare i benefìci invisibili che regala il bosco come la purificazione dell’acqua, la protezione dal dissesto idrogeologico e l’assorbimento di carbonio.
Sono le Regioni ad avere le competenze per fare tutto questo; sono loro che devono cambiare passo e investire risorse in questo settore. Il primo passo da fare è quello di conoscere i nostri boschi per poter pianificare il futuro. Per poter trasformare questo immenso capitale in una risorsa vera: un simbolo di riscatto, di futuro e non di un passato di spopolamento e desolazione.







