Dimenticate le vecchie metriche di valutazione. Nella corsa alle quotazioni dell’intelligenza artificiale le regole del gioco cambiano ogni settimana, e il confine tra numeri reali e speculazione si fa sempre più sottile.
Mentre le banche d’affari del calibro di Morgan Stanley, Goldman Sachs e JPMorgan preparano i faldoni per la quotazione di SpaceX, nei corridoi di Wall Street si parla già della mossa successiva: il debutto in borsa di Anthropic. Stando alle indiscrezioni riprese dal Financial Times e amplificate a dismisura dai blog finanziari, diversi azionisti della società che sviluppa il modello Claude puntano a una valutazione d’esordio da capogiro, superiore ai 2.000 miliardi di dollari.
Una cifra che farebbe impallidire i 965 miliardi toccati nell’ultimo round di finanziamento.
Il motivo di tanto entusiasmo? C’è chi giura che la crescita dei ricavi stia bruciando tutte le tappe previste. Eppure, tra gli analisti più scettici della City la prudenza resta d’obbligo: sostenere ritmi del genere mentre la concorrenza di OpenAI e dei modelli open source si fa spietata è un’impresa tutt’altro che scontata.
Ma la storia vera, oggi, si gioca su un altro campo: i mercati delle criptovalute.
Prima ancora che i prospetti d’offerta arrivino sui moduli della SEC, gli investitori individuali hanno iniziato a scambiarsi l’esposizione alle azioni di Anthropic direttamente on-chain. La rete Solana ha rastrellato quasi l’80% dei volumi di scambio legati ai token pre-IPO delle startup AI. Non si tratta di comprare azioni vere e proprie (e questo va chiarito a scanso di equivoci), ma di derivati sintetici che tracciano il valore atteso della società prima che sbarchi sul listino ufficiale.
L’ironia della sorte è che questo boom dell’IA sta prosciugando le risorse di chi l’ha reso possibile. L’attenzione di Wall Street è così totalmente monopolizzata dai chip e dai modelli linguistici che colossi del mondo cripto come Kraken, Ledger e Grayscale hanno dovuto riporre nei cassetti i propri piani di quotazione per il 2026. L’aria che tira sui mercati tradizionali è chiarissima: le banche d’investimento vogliono solo storie legate all’intelligenza artificiale, e tutto il resto può attendere.







