I nuovi dati demografici pubblicati dall’Istat relativi all’anno 2023 riflettono una serie di tendenze consolidate, tra cui il calo delle nascite, la riduzione della fecondità e l’invecchiamento della popolazione. Nel corso del 2023, il numero di nati residenti in Italia è stato di 379 mila, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille. Un dato ulteriormente in calo rispetto all’anno precedente, con una diminuzione di 14 mila unità rispetto al 2022, per una riduzione complessiva equivalente al 3,6%.
“La diminuzione del numero dei nati residenti del 2023, scrive l’Istat, è determinata sia da una importante contrazione della fecondità, sia dal calo della popolazione femminile nelle età convenzionalmente riproduttive (15- 49 anni), scesa a 11,5 milioni al 1° gennaio 2024, da 13,4 milioni che era nel 2014 e 13,8 milioni nel 2004. Anche la popolazione maschile di pari età, tra l’altro, subisce lo stesso destino nel medesimo termine temporale, passando da 13,9 milioni nel 2004 a 13,5 milioni nel 2014, fino agli odierni 12 milioni di individui”.
Se si considera il periodo dal 2008, ultimo anno in cui si è assistito in Italia a un aumento delle nascite, il calo complessivo ammonta a 197 mila unità, il che equivale a una riduzione del 34,2%. La riduzione della natalità riguarda indistintamente nati di cittadinanza italiana e straniera. Questi ultimi, pari al 13,3% del totale dei neonati, sono 50mila, 3mila in meno rispetto al 2022. Questi dati confermano una tendenza generale verso una fecondità bassa e tardiva in tutto il paese, con variazioni leggere tra le regioni e le province. Il numero medio di figli per donna scende da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi al minimo storico di 1,19 figli registrato nel 1995. Numeri riconducibili ad una serie di fattori, tra cui l’incertezza economica, la difficoltà nel conciliare carriera e famiglia e la tendenza alla riduzione delle famiglie numerose.
A livello locale, il Trentino-Alto Adige si conferma come la regione con la fecondità più elevata, con 1,42 figli per donna, anche se in calo rispetto al 2022 (1,51). Sicilia e Campania seguono con 1,32 e 1,29 figli per donna rispettivamente. La Sardegna continua ad avere la fecondità più bassa, con solo 0,91 figli per donna, seguita da Basilicata e Molise. La Sardegna e la Basilicata sono, insieme al Lazio, le tre regioni in cui il calendario riproduttivo risulta più posticipato, con età medie al parto rispettivamente pari a 33,2, 33,1 e 33 anni. A livello distrettuale, la provincia autonoma di Bolzano/Bozen presenta il numero medio più alto di figli per donna (1,56), seguita da Gorizia, Palermo, Reggio Calabria, Ragusa e Catania. Le province sarde, invece, hanno una fecondità inferiore al figlio per donna, con Cagliari e Sud Sardegna al minimo nazionale (0,86).







