C’è grande fibrillazione tra i soggetti attuatori che entro il 30 giugno 2026 devono completare le opere finanziate dal PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per rilanciare l’economia degli Stati europei dopo il COVID).
Per quanto riguarda la Giustizia, gli interventi superano i 400 milioni di euro.
L’obiettivo è stato quello di ammodernare una cinquantina di tribunali dal punto di vista dell’efficientamento energetico, della sicurezza sismica e della digitalizzazione.
Ma a che punto sono questi progetti?
Quasi tutte le gare d’appalto sono state aggiudicate e quasi tutti i cantieri sono partiti. Purtroppo, però, lo stato di avanzamento reale dei lavori si ferma al 40%. Perché?
Per tre motivi: molti tribunali hanno sede in palazzi storici vincolati; i lavori devono svolgersi mentre si celebrano i processi perché è impensabile sospenderli; il rincaro delle materie prime in edilizia ha costretto le amministrazioni a rivedere i progetti e a richiedere varianti.
I progetti a rischio
Tra i progetti a rischio ci sono le cittadelle giudiziarie. Sono poli giudiziari creati per accorpare uffici giudiziari sparpagliati sul territorio. Sono quelli più indietro. Tra questi: Bari, Catania, Venezia.
Ci sono poi forti criticità negli interventi di efficientamento energetico di grandi tribunali come quelli di Napoli, Roma, Milano.
Cosa succede se si perdono i finanziamenti del PNRR?
I progetti non completati entro il 30 giugno 2026 non riceveranno più i fondi europei. Perciò, le opere rimaste incompiute dovranno essere completate con i fondi ordinari del Bilancio dello Stato che andranno sottratti ad altre voci di spesa.
Oppure rimarranno incompiute.







