Un +0,4% che sa di beffa per i gufi dell’economia. Altro che blocco compatto. La crescita non è democratica. C’è chi viaggia a velocità folle e chi si ritrova con il motore imballato dal caro-energia causato dalle tensioni tra Washington e Teheran.
Clamoroso il caso dell’Irlanda. Si è presa un +3,9% di PIL capace, da solo, di drogare il dato generale dell’area euro di 0,1 punti percentuali. Subito dietro la Lituania a un solido +1,7% e la Svezia a quota +1,4%. E i pesi massimi? Lì le cose si fanno complicate. La Germania si barcamena con un +0,2% tutto trainato dall’export estero mentre i consumi interni languono. Stesso prefisso, +0,2%, per Francia e Italia. Ma se i francesi preoccupano per il crollo degli investimenti, Roma trema sul fronte energetico. L’Italia resta l’anello debole se i costi di luce e gas rimarranno alti nella seconda metà del 2026. L’unica a smentire i gufi è la Spagna: un +0,7% spinto da rinnovabili e consumi delle famiglie che la rende la locomotiva d’Europa.
Il paradosso è che proprio mentre il blocco rialza la testa, si riaccende la miccia dei prezzi. L’inflazione di luglio ha ripreso a mordere. In Germania le stime di Pantheon Macroeconomics vedono il dato rimbalzare al 2,7% (era al 2,3% a giugno), complici le fiammate in Baviera e Sassonia. A Madrid si viaggia addirittura al 3,5%. Con un’inflazione media dell’area euro prevista in risalita al 2,9%, dalle parti di Francoforte i falchi della BCE stanno già affilando gli artigli: lo spettro di un nuovo aumento dei tassi dopo l’estate è tutt’altro che sventato. Quindi, tre velocità: da un lato le lepri Irlanda e Spagna, poi il trio impantanato allo 0,2% Germania, Francia e Italia e l’inflazione al 2,9% che fa temere una nuova mazzata sui tassi di interesse prima dell’autunno da parte della BCE.







