Incontro fissato per luglio in Turchia. News per la pace regionale? Sul piatto c’è il futuro della pace tra Armenia e Azerbaigian – una di quelle che Trump aveva già messo in conto di aver già risolto quando pochi mesi fa si proponeva come candidato al Nobel per la pace- e gli equilibri nell’area eurasiatica. Quali sono tutti i possibili scenari?
Il vertice NATO di Ankara fissato per luglio 2026 ha tutto per divenire un incontro che sa più di diplomazia e politica che meramente un appuntamento militare.

La capitale turca ha tutte le carte in regola per divenire il palcoscenico per tentare una mediazione. Gongola il presidente turco Erdoğan, che è da quando Trump si è insediato nello Studio Ovale che prova a proporsi come mediatore per la pace nel calderone mediorientale, senza successo fino ad ora.
Con la vittoria elettorale del primo ministro armeno Nikol Pashinyan, si è aperta una finestra diplomatica che potrebbe chiudere il conflitto con l’Azerbaigian, ma si deve pur sempre rimembrar che il mandato negoziale resta fragile.
La presenza che al momento parrebbe confermata del presidente statunitense Donald Trump (che però ci ha abituato a diserzioni improvvise) e del leader turco Recep Tayyip Erdoğan rende l’evento una “polveriera diplomatica”, specie dopo le dichiarazioni controverse, per usare il più mite degli eufemismi – di The Donald nei confronti del presidente turco.
L’obiettivo è trasformare le promesse di pace in veri e propri benefici economici toccabili con mano.
Le prossime settimane, quelle che seguono la conclusione del G7 di Évian (15-17 giugno) presieduto da un Macron sempre più vicino a lasciare l’Eliseo e l’apertura dei lavori ad Ankara, saranno dedicate a una frenetica “diplomazia parallela” per arrivare al tavolo rotondo nella capitale delle Türkiye Cumhuriyeti con un piano d’azione definitivo.
Il conflitto Armenia-Azerbaigian in sintesi
Le negoziazioni di luglio si inseriscono in un momento di svolta, ovvero dopo le elezioni parlamentari armene del 7 giugno 2026 che hanno riconfermato la linea (e il governo) di Pashinyan.
| Elemento di Analisi | Stato Attuale (Giugno 2026) | Obiettivo Strategico per il Vertice |
| Assetto Politico (Armenia) | Vittoria (49,8%) di Civil Contract di Pashinyan; maggioranza assoluta ma non costituzionale. | Superare l’impasse interna per procedere con le riforme costituzionali richieste da Baku. |
| Stato dei Negoziati | Dialogo in corso, ma frenato dalla richiesta azera di emendamenti costituzionali armeni. | Finalizzare il trattato di pace entro il 2026. |
| Ruolo della Turchia | Impossibile passare il confine tra Armenia e Turchia causa genocidio armeno non riconosciuto e tensioni nel panorama politico nazionale. | Aprire dopo anni il confine Armenia-Turchia e mettere una pietra definitiva sull’isolamento armeno. |
| Coinvolgimento Internazionale | Ruolo crescente degli USA e sostegno dell’UE (pacchetto da 50 mln €). | Garantire stabilità ed evitare una “escalation” verso il corridoio di Syunik. |
Quali sono i possibili esiti?
Il vertice di Ankara non si limiterà a disquisire gli aspetti economico gestionali relativi alla difesa dell’allenza atlantica, ma (si spera) agisca anche come catalizzatore diplomatico.
Vi sono tre esiti che a nostro avviso risultano essere i più papabili.
La firma di un quadro d’intesa definitivo tra Armenia e Azerbaigian, sostenuto dalla garanzia diplomatica statunitense e turca (con quest’ultimi che non hanno tuttavia grandi rapporti con gli Armeni, come potrete immaginare).

Non è affatto improbabile che la “pace politica” incontri ostacoli. Se da un lato il presidente armeno gioca a carte scoperte, avendo già dichiarato di volere un’apertura coi paesi limitrofi, quello turco non si è esposto a tal punto. Nulla vieta quindi (se non è addirittura probabile) che ci potrebbero essere diversi ostacoli.
In tal caso ci potrebbero essere accordi sulle rotte marittime, garanzie di transito commerciale e infrastrutturale tra le nazioni.
Data la fragilità del mandato di Pashinyan e le richieste di Baku su emendamenti costituzionali, esiste il rischio di una diplomazia dei rinvii.
In questo caso, al tavolo rotondo si prioritizzerebbe mantenere lo status quo. Trump, ma soprattutto il n.1 turco sa bene che l’obiettivo numero uno è evitare escalation. La più realistica delle idee è quella che vuole la promozione di simbolismo, come la ricostruzione congiunta di infrastrutture storiche in attesa di tempi politici più maturi.







