Gira un dato che dovrebbe far riflettere: l’1% più ricco in Italia stringe in mano il 22% della ricchezza nazionale. Proprio da qui nasce la spinta per la legge di iniziativa popolare sui super-patrimoni, che ha appena sfondato il muro delle 63k firme (a fronte delle 50.000 richieste dalla Costituzione, come si legge su firmereferendum.giustizia.it).
Ma cosa prevede, stringi stringi, il testo italiano? La soglia è fissata a 2 mln €: sotto questa linea non si paga nulla. Fuori dal calcolo anche la prima casa e i tributi patrimoniali già versati. I soldi incassati — le stime parlano di una forchetta tra 26 e 65 mld € all’anno estratti da una platea mini di 100-500 mila contribuenti — andranno dritti a finanziare le falle di sanità, scuola, ambiente e a tagliare le tasse sul lavoro. Tra i firmatari della proposta spuntano nomi noti dell’accademia e del sindacato: da Emiliano Brancaccio (Economia alla Federico II di Napoli) a Vittorio Agnoletto (Milano), passando per il saggista Francesco Sylos Labini e Fausto Bertinotti. Tutti dettagli che trovate su unpercentoequo.it.
Nel frattempo, oltreoceano si gioca una partita speculare. Bernie Sanders sta spingendo forte sul referendum in California per il 3 novembre 2026, forte di oltre 1.5 milioni di firme già raccolte. Lì l’idea è una mazzata una tantum del 5% per i miliardari (quelli veri, con oltre 1 mld $ di patrimonio netto). L’obiettivo americano? Racimolare 100 miliardi in 5 anni per blindare la sanità pubblica. Sanders ha buttato lì anche una provocazione delle sue: se la norma passa, Mark Zuckerberg dovrà sganciare 10,5 miliardi di dollari. Povero signor Zuckerberg, gli rimarrebbero solo 200 miliardi per sfamare la famiglia. Come sopravviverà?”, ironizza il senatore. Il fronte del no è già compatto: giganti della Silicon Valley, come Sergey Brin di Google, e pezzi del partito Democratico gridano già al disastro e alla fuga di capitali verso Stati più clementi.







