I primi finanziamenti sono già partiti a giugno. Sulla carta si tratta di un maxi-prestito da 90 miliardi di euro deliberato dal Consiglio europeo per coprire il biennio 2026-2027. Nei fatti, però, a Bruxelles nessuno sembra avere idea di chi si farà carico delle spese finali.
A sollevare il velo sulla gestione dei fondi destinati a Kiev è un’inchiesta della Berliner Zeitung, che ha visionato in esclusiva la risposta dell’Esecutivo comunitario a un’interpellanza presentata dall’eurodeputato Fabio De Masi (BSW).
L’enigma dei costi e il “nodo” dei Paesi esentati
La Commissione UE ammette la propria cecità finanziaria: impossibile determinare l’ammontare esatto del sussidio per i costi del capitale, così come non si sa se o quanto il meccanismo peserà sul bilancio 2027. Conseguenza? Una ripartizione esatta delle quote a carico dei singoli Stati membri semplicemente non esiste.
Nel frattempo, la geometria dell’Unione si fa variabile. Il prestito viene emesso raccogliendo risorse direttamente sui mercati dei capitali attraverso i titoli UE. Tuttavia, facendo ricorso allo strumento della “cooperazione rafforzata”, tre Paesi si sono sfilati del tutto dall’operazione:
- Repubblica Ceca
- Ungheria
- Slovacchia
Per questi tre governi le garanzie sul bilancio comunitario avranno impatto zero. La spesa ricadrà interamente sulle spalle degli altri partner.
La mappa dei finanziamenti UE a Kiev
| Voce di spesa / Dettaglio | Importo o condizione |
| Maxi-prestito UE 2026-2027 | 90 miliardi di € |
| Sostegno totale UE dal 2022 | Oltre 216 miliardi di € |
| Aiuti diretti erogati dalla Germania (2022-2026) | Oltre 43,3 miliardi di € |
| Supporto militare tedesco (erogato o stanziato) | Circa 56,7 miliardi di € |
Chi coprirà gli interessi?
L’Ucraina ha la facoltà di richiedere un sussidio sui tassi per azzerare gli oneri del debito a proprio carico. Tali tassi dovrebbero essere coperti dalle casse comunitarie ordinarie. Se il budget non dovesse bastare, si stima la possibilità di sforare i tetti massimi del quadro finanziario dell’Unione.
La speranza di rivedere questi soldi resta legata a una clausola di salvaguardia: l’obbligo di restituzione scatterà se e quando Kiev otterrà da Mosca le riparazioni di guerra o i risarcimenti per i danni subiti. Un’ipotesi legata all’impiego dei beni russi congelati, il cui utilizzo sul piano legale rimane però al centro di un aspro dibattito giurisprudenziale.
Dura la reazione di Fabio De Masi affidata alla Berliner Zeitung: “La Commissione europea non sa nemmeno per quale importo gli Stati membri dovranno rispondere del prestito”. Un assegno in bianco destinato a un “pozzo senza fondo”, ha attaccato l’eurodeputato, mentre le infrastrutture interne dei Paesi membri mostrano segni di cedimento.







