Servire il caffè, fotocopiare pratiche fino a tarda sera e vivere con il rimborso spese a carico della famiglia. Per generazioni di giovani aspiranti professionisti la trafila è stata sempre la stessa. Ora però qualcosa si muove davvero. Con l’approvazione al Senato del Disegno di Legge A.S. 1663, l’Italia prova a chiudere una volta per tutte la stagione del praticantato a costo zero.
Il provvedimento punta dritto al cuore di un sistema che per anni ha nascosto forme di lavoro subordinato sotto l’etichetta dell’addestramento professionale. Niente più scuse: chi lavora in uno studio, impara e produce deve essere pagato.
| Aspetto chiave | Cosa prevedeva la vecchia prassi | Cosa stabilisce il DDL A.S. 1663 |
| Compenso | Spesso azzerato o ridotto a “rimborso volontario” | Compenso equo e obbligatorio per legge |
| Durata | Spesso prolungata oltre il necessario | Limiti temporali stringenti per evitare abusi |
| Tutele | Nessuna garanzia previdenziale o assistenziale | Inserimento di tutele minime e coperture |
Cosa cambia in concreto negli studi professionali
La svolta riguarda una platea enorme di giovani praticanti: dagli avvocati ai commercialisti, passando per architetti, ingegneri e consulenti del lavoro. Il testo del DDL stabilisce un principio chiarissimo. Dopo un brevissimo periodo iniziale di prova o di primissimo affiancamento, il tirocinante ha diritto a una retribuzione vera e propria, commisurata all’effettivo contributo fornito alle attività dello studio.
Non si tratta di una mancia o di un semplice contributo per i trasporti. Si parla di equo compenso. Un passaggio fondamentale per evitare che l’accesso alle libere professioni resti un privilegio riservato soltanto a chi ha le spalle coperte economicamente dai genitori.
Giro di vite contro i finti tirocini
Inutile nasconderselo: la legge non serve solo a garantire qualche soldo in tasca ai giovani, ma a fermare i furbetti. Troppo spesso gli studi professionali hanno utilizzato i praticanti come personale di segreteria a costo zero, rinnovando i tirocini a catena senza mai avviare i ragazzi alla professione vera e propria.
Con le nuove norme arrivano paletti rigidi sui tempi e sui controlli. Gli ordini professionali e gli ispettorati del lavoro avranno strumenti più affilati per sanzionare chi scambia un percorso formativo per manodopera a basso costo. Per le nuove generazioni di professionisti italiani è una battaglia di civiltà che arriva con anni di ritardo, ma che segna finalmente un punto di non ritorno.







